Quello che sta avvenendo in queste ore è il crollo di un sistema di potere che è durato vent’anni. Le implicazioni sono tante e profonde e avremo tempo per rifletterci sopra. Qui vorrei commentare su un paradosso che si può applicare all’attuale situazione politica: il paradosso del gatto di Schrödinger. In termini semplici: un gatto viene messo in una scatola al cui interno vi è  una moneta che cade. Quando la moneta è caduta ci sono due possibilità: se è uscita testa il gatto muore e se è uscita croce il gatto rimane in vita. Senza aprire la scatola non possiamo sapere se il gatto è vivo o morto e l’unica cosa che possiamo dire è che il gatto è che con il 50% di probabilità è vivo e morto con l’altro 50%. Solo aprendo la scatola potremo conoscere il destino del povero gatto.

Grillo e Renzi, in modo completamente diverso, rappresentano due novità della politica italiana e c’è una certa attenzione per capire cosa vogliano davvero fare. Ad esempio, di Grillo si è detto di tutto, però i nomi che il M5S ha proposto per il Quirinale sono stati davvero buoni e Rodotà è forse il migliore. Con la decisione di votare Rodotà il M5S ha “aperto la scatola” assumendo una posizione ben precisa. Questo significa semplicemente che su una scelta importante è stata presa una decisione chiara, e per quanto mi riguarda, completamente condivisibile.

La novità Renzi è molto più ambigua. In quanto “rottamatore” si è schierato contro Marini, ma ha anche auspicato l’accordo col Pdl di cui Marini ha rappresentato un naturale sotto prodotto, probabilmente il migliore tra quelli possibili, dato il fatto che è stato scelto (insieme con) da Berlusconi. Dunque Renzi continua a galleggiare dentro un’ambiguità e non si capisce quale sia la sua posizione. Ma quest’ambiguità sarà presto chiarita anche nel caso di Renzi: Grillo è stato abile a mettere tutto il gruppo dirigente del Pd, al di là delle cento correnti, di fronte ad una scelta chiara. Non votare Rodotà è, infatti, una scelta incomprensibile per tutti gli elettori e soprattutto le alternative – compresa la riconferma dell’attuale presidente – non sembrano affatto all’altezza del famoso “segnale di cambiamento” che si vorrebbe avere dagli “innovatori”. Dunque, tornando al paradosso di Schrödinger, la moneta tra poco dovrà cadere e comunque andrà il PD ne uscirà a pezzi. L’incognita è se ne uscirà a pezzi anche il Paese, riconsegnato a Berlusconi, o se al Paese, comunque già ben disastrato, si profilerà una luce in fondo a un lungo e profondo tunnel.

Il Pd è ora un esercito in rotta e nessuno è in grado di controllare le scelte di buona parte dei parlamentari. La rivolta degli elettori, prima sul web e poi nelle piazze, è scattata in maniera inaspettata, rapida ed efficacissima. Chiunque abbia osservato da vicino il Pd non può sorprendersi di fronte a questo sfacelo, ma allo stesso tempo sa bene che nel Pd ci sono ancora delle persone valide, che sanno fare bene il proprio mestiere e che credono nella politica come bene comune, che non sono ricattabili e che hanno delle idee e dei principi sani. E’ il momento che queste persone lascino ogni indugio e sbattano i pugni sul tavolo.

E’ il momento di votare Rodotà e discutere col M5S. L’alternativa è semplicemente lasciare il paese a Berlusconi.