Flashback: Italia del 23 febbraio 2013: Napolitano presidente della Repubblica, Monti presidente del Consiglio. Elezioni di Camera e Senato (24-25 febbraio). Elezioni del presidente della Republica (18-20 aprile). Flashforward: Italia del 23 maggio 2013: Napolitano presidente della Repubblica, Amato presidente del Consiglio, Monti ministro dell’Economia. A quanto pare nulla può scuotere dalle loro poltrone, salvo marginali aggiustamenti, i commissari delegati dall’Unione europea a gestire il condominio Italia.

Certo non è sufficiente a cambiare le cose un’elezione popolare in cui il rappresentante di Bruxelles qui da noi, Mario Monti, ha ottenuto meno del 10% dei consensi in uno scrutinio che era un referendum sui suoi 14 mesi di governo. Poiché “soltanto” il 90% degli italiani hanno votato contro l’austerità a senso unico applicata con ferocia sociale pari solo alla loro incompetenza tecnica dai ministri di SuperMario, la soluzione trovata dagli zombie del Pd, fermamente determinati a raccogliere lo 0% alle prossime elezioni, è rifare un governo tecnico. E poiché la legittimazione da parte dei cittadini di una soluzione di questo tipo è, a dir poco, dubbia, si affidano a Napolitano perché la crei dall’alto del suo Guinness dei primati: unico presidente rieletto nella storia della Repubblica.

Ma se i costosi rituali delle elezioni danno questi risultati, perché non abolirli e passare direttamente al sorteggio? Il nuovo governo (dove i cosiddetti “saggi diventeranno ministri) potrebbe essere selezionato tra chi 1) E’ stato ministro, o commissario europeo, dopo il 1992 e, 2) Ha compiuto almeno i 70 anni o si chiama Massimo D’Alema, che oggi compiva 64 anni. Viene escluso Oetzi, la mummia ritrovata sulle Alpi nel 1991, perché non è sicura la sua cittadinanza italiana.

Il sorteggio fra la cinquantina di persone che entrerebbero nella rosa potrebbe essere affidato a Lottomatica, mentre le opinioni dei cittadini verrebbero consultate attraverso appositi sondaggi, affidati a Renato Mannheimer, il sondaggista di fiducia del Corriere ora indagato per un giro di fatture false di svariati milioni di euro. Se proprio l’Unione europea insistesse perché i cittadini fossero chiamati alle urne, si potrebbe ricorrere a un esperto in materia: Vladimir Putin, grande amico dell’azionista di maggioranza del rinato governo tecnico, Silvio Berlusconi (sì, quello che il 24-25 febbraio aveva perso quasi la metà dei suoi voti rispetto al 2008).