Manca poco e quindi inizio il calcolo dei giorni da organizzare. Lo incrocio con le disponibilità sempre più limitate. Interseco il tutto con la gestione di tre figlie con età ed esigenze che le accomuna. Tiro la somma dei candidati ad aiutare concretamente la mia tribù. Insomma somiglio a un fumetto sbiadito e arrotolato su fogli di carta troppo lunghi per contenere calcoli impossibili.

Giro su internet alla ricerca dell’ispirazione. Inizio a controllare eventuali promozioni, occasioni, sconti, opportunità. Tante attività, devo dire non sempre adeguate al costo indicato, ma comunque fruibile ai non disabili.

Età adolescenziale, voglia di vivere, uscire, divertirsi e condurre una esistenza nella media. Questo è quanto richiede mia figlia Diletta. E come lei molti altri giovani con disabilità.

C’è la crisi. Si lo sappiamo già. Anche perché per famiglie come la nostra, la crisi in realtà c’è da sempre. Però la mente ragiona ancora. Nonostante tutto, il cervello continua a voler pensare. Ed è a questo punto che mi arrabbio. La differenza, o meglio, la discriminazione. Se una persona senza problemi decide di fare una passeggiata al mare può farlo pagando il biglietto di uno scomodo e scarso servizio pubblico. Ma comunque può farlo. I disabili motori no.

Questo è un esempio, basta fare il “copia e incolla” su quasi tutte le opportunità gratuite o economiche per i giovani e il risultato tristemente rimarrà invariato.

Me la prendo con il sistema dell’assistenza. Inizio a dialogare, a sentire come si organizzano gli altri. Mi imbatto in una segnalazione che mi conduce sul sito dell’Inps, pagina dell’Inpdap e mi fa venire un attacco di orticaria. In buona sostanza , in questo periodo di disoccupazione, di carenza di risorse, di mancanza di soldi e di servizi che fa?? La cosa più sbagliata che potesse partorire: un bando per i congiunti di dipendenti pubblici che siano disabili affinché detti Enti non precisati, sollecitati non si capisce da chi, formulino progetti non si sa su quali parametri. Successivamente i progetti giudicati più meritevoli, non si sa da chi e neanche rispetto cosa, riceveranno i soldi. Denaro contante sotto forma di quella assistenza indiretta che rivendiamo da troppo tempo, o ancor peggio di budget spendibile presso le cooperative.

Be’ certo mi sembra giusto. Così finanziamo chi appartiene a una famiglia dove c’è un reddito fisso, stabile, dove esiste il diritto di ammalarsi, quello di andare in ferie e fruire dei permessi.

Incalziamo invece il martirio dei precari, dei lavoratorti in nero, di quelli che per disperazione non cercano neanche più e diamogli questa bella sportellata in bocca. Così oltre che ad avere un non lavoro o ad essere disoccupati, se un loro congiunto è disabile saranno in due a dover rimanere agli arresti domiciliari forzati.

Ma non si vergognano!?! Procedo con telefonate, nessuno sa nulla. Vado di persona, niente. Vado con la stampa della pagina. Ancora nulla se non una affermazione che suona così: “signora se lei ne ha diritto deve rivolgersi al suo Ente di riferimento e sapere se ha presentato un progetto. Se le dicono di sì, deve poi sapere se è passato” … deglutisco.

Attendo due giorni per scrivere, perché devo riordinare le mie idee confuse. Riprendo le mie ore settimanali e mi armo per ottenere quanto richiedo sotto i limiti della decenza, dovendo sperare nella non battaglia che andrebbe a coincidere in un momento estivo in cui non saprei con quali armi combattere.

Però tra poco leggeremo che i signori vip politici e non portano i loro pargoli ovunque nel mondo, a fronte di menti equipollenti che passeranno giornate ben più faticose e alla faccia di chi senza neanche la salute non potrà far altro che ricordare che la schiavitù esiste ancora. Perché se un popolo non ha più la libertà, non ha più la dignità be’ quel popolo è allora schiavo. Deglutisco ancora con la speranza di sbagliare. Buona estate a tutti!