Sono passati troppi anni dall’ultima volta che un governo ha deciso di sentire il parere di studenti, professori e Ata prima di varare un provvedimento sul mondo della formazione. Forse non è mai successo. La generazione che vive oggi scuole e università non può ricordarselo, le riforme sono sempre piovute come macigni dal cielo, i decreti legislativi sono rimasti rinchiusi nella fortezza difesa dai voti di fiducia, da un Parlamento arroccato nella strenua difesa di governi che trovavano nelle piazze studentesche la più grande opposizione sociale al loro agire.

In una fase politica in cui non abbiamo un Governo forse le cose possono cambiare. Per questo si stanno moltiplicando le iniziative della società civile e dei movimenti sociali.

Ne elenco due che entrano nella carne viva dei bisogni delle studentesse e degli studenti di tutta Italia.

Il Diritto allo Studio

Se l’attuale Parlamento non rifinanzierà il sistema nazionale di Diritto allo Studio, attualmente fermo a 13 milioni di euro per il 2014 (La Germania e la Francia investono un miliardo ciascuno) assisteremo ad una vera catastrofe sociale, con centinaia di migliaia di studenti borsisti costretti ad abbandonare gli studi. Per questo è partita la campagna “Non c’è più tempo”, una raccolta firme su 10 proposte per aumentare i finanziamenti, costituire un bando unico nazionale sul diritto allo studio, incrementare i servizi mensa e migliorare le politiche abitative, ecc.

L’attuale Parlamento ha una responsabilità: o entro la prossima manovra finanziaria avverrà un cambio di tendenza rispetto alle politiche degli ultimi anni o si renderà complice di una delle più grandi tragedie della storia repubblicana: la negazione di un futuro dignitoso ad un’intera generazione, quella che oggi rappresenta una delle poche risorse per uscire dalla Crisi e che sta per essere espulsa in massa dal sistema formativo.

Un Referendum Studentesco per cambiare l’istruzione

Da oggi (15 Aprile) al 25 Aprile si svolgerà la prima Consultazione studentesca nazionale che potrà essere votata sia da studenti medi che da studenti universitari.

Attraverso sette quesiti che spaziano dal reddito alla valutazione, gli studenti di tutta Italia potranno esprimersi, non solo con il voto ma con numerose assemblee, sui temi più caldi che sono emersi in anni di lotte e battaglie.

Sono ormai tantissime le proposte emerse dai movimenti studenteschi che si sono succeduti negli ultimi anni. Sono sempre rimaste inascoltate.

Oggi il futuro di scuola e università può cambiare: ma la politica vorrà ascoltare le proposte che verranno dagli studenti?