Non lo si vedeva in giro dai tempi di Sergio Cofferati sindaco di Bologna. Nel 2009 era il fedelissimo assessore alla Mobilità del Cinese, tanto legato da rimanere in giunta nonostante si fosse dimesso da Rifondazione comunista, partito con cui era stato eletto. ”Sergio l’ho sentito una volta sola in questi anni. Tornare io in politica? Mai più con nessuno ”. Maurizio Zamboni è stato sentito nella mattinata di giovedì dai pm della Procura di Bologna che indagano sul People mover, la monorotaia che avrebbe dovuto (o dovrebbe, visto che teoricamente è ancora in progetto) collegare Aeroporto e stazione di Bologna in pochi minuti. ”Sono ancora convinto che quell’opera sia necessaria in vista dell’Expò di Milano, ammesso che questo si faccia. Sarebbe una grande chance per Bologna”.

Per l’infrastruttura da oltre 100 milioni di euro fortemente voluta da Zamboni (che non è indagato) a novembre i pm Giuseppe Di Giorgio e Antonella Scandellari avevano indagato 11 nomi eccellenti tra tecnici, politici di marca Pd e dirigenti d’azienda. Tra loro l’ex sindaco di Bologna Flavio Delbono, la presidente della Provincia, Beatrice Draghetti e il suo vice Giacomo Venturi, l’ex numero uno di Atc (l’azienda trasporti bolognese) Francesco Sutti, il capo del gigante delle coop rosse CCC, Piero Collina.

La vicenda è singolare. Il 13 gennaio 2010 il Ccc di Bologna, che nel 2009 si era aggiudicato l’appalto per il People mover contro un gruppo di imprese spagnole, crea una società di progetto: la Marconi Express. La società, che secondo il contratto di concessione è diventata automaticamente il solo concessionario del People mover, è una spa partecipata al 75% dal Ccc e al 25% da Atc. Quest’ultima era un’azienda a partecipazione totalmente pubblica e nel 2009-2010 il Comune di Bologna ne era il maggiore azionista con il 59 % (la Provincia aveva il 37 % delle quote).

L’appalto del People mover è di circa 90 milioni: 30 milioni (di cui 8 milioni già liquidati e spesi) finanziati da Regione e Sab (la società dell’aeroporto). Per la parte restante, circa 60 milioni, il Comune con assessore Zamboni, bandì una gara in project financing. In pratica il Comune, senza mettere un soldo di tasca propria, affidava a un’azienda privata la costruzione e la gestione dell’impianto. La società concessionaria, oltre a costruire, gestirà per 35 anni l’opera recuperando le spese di costruzione con gli incassi dei biglietti. Inizialmente, l’aggiudicatario che ha vinto l’appalto era il solo Ccc, ma da febbraio 2010, con la creazione di Marconi Express (società prevista dal contratto), anche Atc è entrata nella gestione al 25 %.

Ma non è tutto. I patti prevedono che entro il 2020 Atc (che oggi però si chiama Tper, ma rimane pubblica) rilevi il 100 % delle azioni di Marconi Express, accollandosi tutti i rischi e i debiti con le banche.

Per l’accusa la formazione di quell’accordo, molto rischioso per le casse pubbliche, era il frutto di un accordo preventivo tra CCC e Atc che avrebbe falsato la gara dando a Ccc un vantaggio rispetto ai concorrenti spagnoli: c’è infatti una scrittura privata risalente all’ottobre 2008 in cui Collina e Sutti il 2 ottobre 2008 stabilivano una partnership esclusiva, inibendo ad Atc la partecipazione per conto proprio al bando e prevedendo un reciproco scambio di informazioni. ”I pm mi hanno chiesto anche di quell’accordo, ma io non sapevo niente” spiega Zamboni, che poi ammette: ”Certo, se io fossi stato un costruttore mi sarei anch’io probabilmente rivolto a un gestore, e in questo caso ad Atc”.

Poi Zamboni prosegue: ”Il pubblico ministero ha chiesto una ricostruzione della vicenda che ha portato alla progettazione e poi alla decisione di fare la gare d’appalto del People mover e questa ricostruzione gliela ho fornita, dall’inizio, il 2004 , sino al momento in cui la giunta Cofferati ha passato le consegne. Tutto ciò che è avvenuto da giugno 2009 in poi è al di fuori delle mie conoscenze”. L’inchiesta va avanti sotto la supervisione del Procuratore Capo Roberto Alfonso e del procuratore aggiunto Valter Giovannini.