Barbara Spinelli e Alexander Stille, tra i tanti, ci hanno spiegato perché un abbraccio fra Pd e Berlusconi (il Pdl non esiste, esiste solo Berlusconi) sarebbe mortale per il Pd. Ma questo è niente: si può anche non essere d’accordo. Il punto è che Bersani, fin dal primo giorno dopo le elezioni, ha scommesso tutto il suo futuro politico su questo assunto, ci ha costruito sopra la strategia del suo partito. Coerentemente, ha lavorato per un governo Pd-M5S, ha portato pazienza, ha guadagnato tempo, ha aperto brecce.

Finché Beppe Grillo gli ha teso la mano; e Bersani ha avuto la più ghiotta delle occasioni: convergere su un candidato comune alla Presidenza della Repubblica. E non parliamo mica gente di seconda scelta! Zagrebelsky e Rodotà: entrambi fini giuristi, entrambi innamorati della Costituzione e dei diritti dei cittadini. Entrambi lontani dalla politica politicante (il ché darebbe ai cittadini un segnale di apertura della ‘casta’ non privo di ritorni elettorali).

E Bersani cosa fa? Si accorda con Berlusconi! Per votare uno della ‘casta’!

Non sto dicendo che l’accordo con Grillo sia meglio, o peggio, di quello con Berlusconi, o che un ex Presidente della Corte Costituzionale sia meglio, o peggio, di un anziano politico. Mi chiedo: dov’è la coerenza strategica? È come se un generale ammassasse le sue truppe sull’ala sinistra, e poi decidesse di attaccare … a destra. Tanta stupidità lascia basiti.

Segnali di incoerenza, per la verità, c’erano già. Dicono che Bersani non vuole cedere la guida del governo a uno a metà strada fra M5S e il Pd, che vuole ministri politici. Dicono… ma fino ad oggi uno poteva non crederci.

Quali sbocchi prepara Bersani? Un governo Pd-Pdl, chiuso alle istanze di apertura del sistema politico che salgono dai cittadini, ‘circondato’ da M5S? O un rapido ritorno alle urne, con il Cavaliere che fino a pochi mesi fa era fuori gioco ed ora è in testa nei sondaggi? Non può essere: ditemi che sto sognando. Bersani ha avuto solo un momento di confusione, da cui subito si riprenderà.