Lunedì sera assieme ad altri milioni di concittadini (35 % di share) ho seguito la puntata del giallo tratto dai libri di Cammilleri.

Come psicoterapeuta mi ha colpito notare come le due principali figure femminili rappresentino il classico stereotipo della modella selezionata per le sfilate di alta moda con una palese discordanza rispetto alla descrizione che l’autore tratteggia nel libro. In entrambi i casi si tratta di ragazze molto più alte della media con un corpo magrissimo, assenza di un minimo di rotondità tipicamente femminile. Non è una critica alle due brave attrici ma al sistema manipolatorio della pubblicità che attraverso le sfilate di moda, le attrici dei film di successo, le veline o letterine televisive impone il modello culturale della ragazza anoressica/bulimica.

Da ormai trenta anni noi operatori del settore psicologico assistiamo a una vera e propria epidemia di problematiche relative all’immagine corporea e ai disturbi della condotta alimentare. Milioni di giovani e meno giovani donne soffrono atrocemente perché si sentono continuamente inadeguate rispetto al modello culturale prevalente. Fino a dieci anni or sono prevalevano le anoressiche che arrivavano a corpi scheletrici e alla necessità dell’ospedalizzazione. Oggi la stragrande maggioranza delle persone che soffrono di questo disturbo sono bulimiche. Si tratta di persone che si sottopongono a perenni diete ferree ma che poi, inevitabilmente, arrivano a cedere facendo delle abbuffate soprattutto serali o notturne. Per cercare di ovviare all’eccesso di cibo ingerito, spesso la quantità è talmente grande da determinare un vero e proprio rischio per lo stomaco, lo stratagemma utilizzato è il vomito autoindotto. Dopo alcuni mesi diventano così brave a determinarsi il vomito che possono farlo in pochissimi minuti. Una paziente mi racconta che va a cena con amici, mangia primo, secondo e dolce, suscitando le invidie delle amiche che le dicono “se io mangiassi come te sarei cento chili”, per poi andare in bagno e in due minuti vomitare tutto nella tazza del water.

Tutti i giorni i mezzi di informazione di massa ci propinano immagini di corpi da desiderare che sono assolutamente impossibili da emulare. La gente normale non ha gli stessi geni dei modelli e delle modelle televisive che sono proprio state selezionate per la loro particolarità. Oltre a questo la gente normale non può dedicare quattro o cinque ore al giorno alla cura del proprio corpo come è abitudine degli sportivi o dei divi dello spettacolo. A dispetto di ciò la tendenza delle pubblicità che declamano la bellezza della donna e dell’uomo magri è assolutamente invadente e opprimente. Oltre alla pubblicità esplicita c’è anche una persuasione implicita, a volte nascosta, per cui l’essere magri è considerato positivo. Ad esempio in un telefilm nel 99% dei casi il personaggio cattivo è sovrappeso o obeso mentre il buono magro ed atletico. Appare strano che la pubblicità indirizzata verso persone normali invece di rappresentare proprio la normalità tenda a enfatizzare immagini magre e fisici impossibili da mantenere, se non dedicando la gran parte della propria vita a questo scopo.

La spiegazione terribile, ma purtroppo tremendamente vera, è che i pubblicitari hanno capito che il miglior compratore è la persona Moderatamente Insoddisfatta. Se una persona è molto insoddisfatta o depressa non avrà voglia di nulla e sarà chiusa nel proprio dolore. Se viceversa sarà felice non sentirà il bisogno di oggetti o prodotti. La persona moderatamente insoddisfatta invece è il perfetto consumatore perché sente dentro di sé che c’è qualcosa che non lo soddisfa appieno, ha energie e volontà di cambiare le cose e cade nel trabocchetto psicologico di ritenere che comprando certi oggetti o servizi riuscirà a colmare la sua insoddisfazione. Questo puntualmente per un attimo succede e, quindi, la persona moderatamente insoddisfatta per qualche momento si sentirà appagata, ma immancabilmente questa sensazione svanisce anche perché l’insoddisfazione non è legata alla mancanza di qualcosa ma ad un vissuto interiore.

Cosa pensano i lettori degli stereotipi femminili presenti nelle pubblicità e nel telefilm di Montalbano?