È proprio vero che negli ultimi vent’anni, tra i vari guai prodotti dall’egemonia culturale berlusconiana, ce n’è uno davvero impensabile: la perdita di senso di molte parole.

Prendete per esempio quello che sta accadendo nei discorsi sulla scelta del Presidente della Repubblica. Il nostro candidato – sostiene Berlusconi – deve essere un moderato e un cattolico. Ora qualcuno conosce una persona che incarni la figura del moderato meglio di Romano Prodi? Un uomo che ci pensa bene prima di parlare, che medita sempre molto sul da farsi, che ascolta le opinioni altrui, che nell’azione politica procede con prudenza. Un vero moderato, ma a Berlusconi non piace e neppure alla sua corte che ha sempre dipinto la saggezza, la bonomia di Prodi come segno di incertezza, di debolezza, la famosa “mortadella” esibita in uno dei più ignobili atti vissuti dal Parlamento. Il fatto è che “moderato” non significa più nulla, da quando appartengono a questa categoria personaggi come La Russa, Sgarbi, Mussolini per i quali la definizione corretta dovrebbe essere quella – opposta – di “eccitati”.

E veniamo al “cattolico”. Anche qui, come si può pensare che Prodi non rappresenti perfettamente la figura più chiara e limpida del cattolico? Un signore che va a messa tutte le domeniche con la famiglia, spesso ci va in bicicletta, nella sua parrocchia, come fanno i fedeli, e non nella sua cappella privata, uno che si tiene bel lontano dai vizi capitali, vivendo il suo cattolicesimo con coerenza di comportamenti personali. Certo non ha nulla da spartire con quella schiera di cattolici che sono andati di moda negli ultimi tempi, quei farisei che si mostravano in prima fila al Family Day per dedicarsi la sera stessa a qualche bunga bunga, insomma quelli per cui sarebbe necessario introdurre una nuova formula nella descrizione del variegato mondo cattolico italiano: i cattoputtanieri. Eppure neanche come cattolico va bene a Berlusconi e ai suoi amici, che da qualche tempo rilasciano patenti di ortodossia non si sa bene da quale pulpito.

Ora, con queste premesse, scegliere Prodi come proprio candidato sarebbe per la sinistra una bella mossa. In attesa di mettere ordine nei conti pubblici, nei rapporti tra banche e aziende e tra aziende e lavoratori, nei diritti e nei doveri dei cittadini, che sono cose che richiedono tempo, comincerebbe a mettere un po’ di ordine nelle parole e nel loro significato. Che non è una cosa di poco conto.