Migrazione, sviluppo, diritti. Queste le parole chiave e le idee dello Human Rights Nights 2013 che torna quest’anno nella sua tradizionale collocazione primaverile (da giovedì 18 a domenica 21 aprile), e fa così confluire in sé la conclusione del progetto Amitie, costruendo attorno alle sue idee portanti un cartellone che vede un  intenso programma filmico (al Cinema Lumière della Cineteca in Piazzetta Pasolini) puntellato da una serie di iniziative trasversali tra i diversi linguaggi artistici (dalla musica all’arte figurativa) e più ampiamente “culturali”, come quelle legate alle tradizioni gastronomiche e sportive dei diversi Paesi chiamati a raccolta per questa edizione.

Tradizioni antiche, come quella della musica della Guinea (rappresentata al festival da Les Amis de l’Afrique), ma anche realtà della nostra città (e facciamo l’esempio dei giovani del Quartiere Pilastro che incontreranno gli artisti brasiliani del Gruppo “Pe’ no Chão”, simbolo della lotta per la sopravvivenza quotidiana nelle favelas di Recife, e gli artisti romeni di Parada, associazione che nasce con il clown franco-algerino Miloud.

Amitie, invece, è un progetto di educazione allo sviluppo che attraverso attività di ricerca, formazione, comunicazione, partecipazione intende creare spazi di comunicazione, incontro e scambio sulle tematiche di migrazione, sviluppo e diritti umani. Iniziato nel 2011 in Spagna, Romania, Lettonia, Italia e Brasile, è co-finanziato dall’Unione Europea e coordinato dal Comune di Bologna. Gli obiettivi di Amitie sono la diffusione di una maggiore consapevolezza, nella società europea e negli enti locali, sulla migrazione come risorsa di sviluppo e sull’interrelazione tra migrazioni, sviluppo e diritti umani, facilitando così nuove partnership e forme di partecipazione.  

Un orizzonte che guarda senza pregiudizi e vincoli a una società plurale, in cui la migrazione sia vissuta come risorsa, obiettivo raggiungibile se e solo se la tutela dei diritti fondamentali della donna e dell’uomo è estesa a ogni donna e a ogni uomo, senza pregiudizi e senza vincoli.

È questo lo spirito che anima il programma cinematografico di Human Rights Nights, capace di presentare importanti produzioni in anteprima (come sono quest’anno A Better Life di Chriz Weitz, titolo scelto per la prima serata, giovedì 18 aprile, alle ore 20 al Cinema Lumière, o A Restless City di Andrew Dosumnu, in programma invece venerdì 19 aprile, sempre alle ore 20 al Cinema Lumière) o di mostrare, in occasioni uniche per il pubblico, film che difficilmente troveranno spazio nella poco coraggiosa circuitazione delle sale cinematografiche: un mosaico che non si ferma ai titoli di punta e compone un panorama del cinema d’impegno civile.

Ma quest’anno il programma porterà con sé una novità: uno sguardo retrospettivo sul cinema che negli anni passati ha segnato momenti fondamentali per la nostra riflessione: dal maestro tra i maestri, maschera d’irresistibile comicità e profondità, Charles Chaplin e il suo The Immigrant del 1917 (venerdì 19 aprile, alle ore 20, precedendo la proiezione di A Restless City) al cantore dei Balcani Emir Kusturiça con l’episodio Uros (Blue Gipsy), all’Orso d’Oro a Berlino nel 1982 (giovedì 18 aprile, alle ore 18), La barca è piena di Markus Imhoof (giovedì 18 aprile, ore 22), senza dimenticare la nostra storia recente e i processi di migrazione interna narrati dal Pietro Germi del Cammino della speranza nel 1950 (sabato 20 aprile, ore 22).

Un altro futuro è invece quello rappresentato dai registi migranti, al quale si rivolge il Premio Gianandrea Mutti – Archivio delle Memorie Migranti, nato in seno al festival grazie alla volontà dell’Associazione Amici di Giana, Officina Cinema Sud-Est, Cineteca di Bologna e Archivio delle Memorie Migranti, protagonista anche quest’anno grazie a una vetrina (sabato 20 aprile, alle ore 20 al Cinema Lumière) che ci permetterà di vedere in anteprima il trailer del nuovo film di Dagmawi Yimer, Va’ Pensiero, attualmente in produzione, proprio grazie all’assegnazione del Premio nel 2011.