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Giuseppe Catozzella
Scrittore e giornalista

Giornalismo, per i nostri tg i morti di Boston e quelli iraniani non sono uguali

Per l’ennesima volta – di fronte alla comunicazione dei tg e dei media in generale riguardo l’attentato durante la maratona di Boston, che ha provocato tre morti e centosettanta feriti – abbiamo avuto la riproposizione che la morte ha pesi specifici molto diversi, a seconda di dove avviene. Riporto soltanto tre casi, avvenuti però in un tempo talmente ristretto (10 giorni, dal 6 aprile a ieri) da non poter passare inosservati.

Telegiornali di ieri: la notizia di Boston è stata data come prima o come seconda dai nostri tg (tg1, tg2, tg3, tgLa7). Lunghi servizi, ampi commenti, reazioni di Obama e del segretario di Stato.

Telegiornali di ieri: alla notizia del terremoto in Iran e Pakistan di 7,8 di magnitudo Richter che ha causato almeno 100 morti in Iran e 34 in Pakistan più decine di feriti, preceduto da un altro del 9 aprile che ha causato almeno 40 vittime devastando tre città è stata data a mala pena copertura, relegandola come ottava o decima notizia senza servizi e commenti.

Ancora prima: il 6 aprile le forze Nato hanno compiuto un attacco aereo in Afghanistan, nella provincia di Shigal, distretto di Kunar, provocando la morte di 22 persone, tra cui 11 bambini e 2 donne. Per questa notizia nessuna copertura nei tg, scarsissima copertura mediatica anche sui nostri giornali cartacei e web.

I giornalisti non sono diplomatici, e neppure politici. Considerazioni basate sulle alleanze militari e sulle convenienze diplomatiche, strategiche ed economiche non devono riguardare le notizie che è doveroso dare ai cittadini e il peso specifico che le notizie assumono in un caso o nell’altro (che vale di più della notizia stessa).

Guardando la Bbc o la Cnn, noi italiani ci rendiamo conto di cosa intendano gli anglosassoni con il loro modello di giornalismo che prevede uno “sguardo terso”, una non commistione con le storie che si raccontano, una sorta di sospensione del giudizio per far apparire soltanto la notizia, con il suo proprio peso specifico, la sua gravità. Non è un teorema questo, è certo. Ma un metodo sì, però. Qualcosa a cui un giornalista dovrebbe tendere.

Da noi, invece, neanche i morti hanno lo stesso peso specifico. Valgono a seconda di dove sono nati, della ragione della morte e della nazionalità di chi gliel’ha prodotta in maniera violenta.

Per i media italiani non vale la legge di Totò, che ‘a morte è ‘na livella.

 


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