Il gruppo Rcs crolla a Piazza Affari dopo avere svelato un maxi rosso da oltre mezzo miliardo di euro. Il titolo è arrivato a perdere quasi il 7 per cento in mattinata e ha chiuso a -3,36 per cento, in seguito alla perdita da 509 milioni registrata nel 2012 (rispetto al risultato negativo per 322 milioni nel 2011) e al via libera del consiglio di amministrazione a un aumento di capitale che rischia di essere molto diluitivo per gli azionisti attuali. Il gruppo editoriale, tra l’altro, del Corriere della Sera ha varato il nuovo piano finanziario approvando la rinegoziazione del debito con le banche per 575 milioni e si prepara a convocare al cda del 28 aprile l’assemblea sull’aumento di capitale da realizzarsi per 400 milioni a luglio e per altri 200 milioni facoltativi entro fine 2015 e sul bilancio, chiuso in profondo rosso dopo svalutazioni per 435 milioni. Sarà quindi il cda del 28 aprile a fissare i termini dell’operazione.

Da sette soci del patto – Mediobanca, Fiat, FonSai, Pirelli, Intesa, Mittel ed Edison (non c’è contrariamente alle attese la Erfin di Bertazzoni) – sono arrivate separate alla società lettere di impegno a sottoscrivere la quota di propria pertinenza del proposto aumento di capitale, complessivamente, per circa il 44 per cento. Già ora, e del tutto a sorpresa con questo anticipo, emerge poi che alcuni azionisti del patto hanno espresso alla società “l’intenzione di rilevare da altri soci aderenti al sindacato una parte dei diritti di opzione che detti altri soci non dovessero esercitare”.

Il buon esito dell’operazione è insomma comunque garantito e di questo avviso sembra sia stato anche il cda avendo messo il sigillo sull’approvazione dei conti in continuità aziendale. In assenza di ufficialità, sembrerebbe che i soci pronti ad entrare in pista sull’inoptato del patto, secondo quanto si apprende da fonti vicine al dossier, siano Fiat e Intesa SanPaolo. Questo impegno sembra aver superato anche l’ostacolo emerso dal costituendo consorzio di garanzia delle banche, che a differenza di qualche anticipazione non arriverebbe a coprire metà dell’eventuale importo non sottoscritto dai soci, ma farebbe da paracadute su un eventuale inoptato per 166 milioni di controvalore. Parteciperanno al consorzio Banca Imi, Centrobanca, Bnp, Mediobanca e Banca Akros.

Assente, invece, Unicredit. La parte restante dell’operazione è quella che fa capo al patto: le banche insomma faranno da scudo anche se il mercato e tutti i grandi soci fuori patto (Rotelli, Della Valle e Benetton) non dovessero sottoscrivere.  Da quanto filtrato il consiglio si è comunque tenuto in un clima collaborativo, se si escludono le tensioni con Paolo Merloni, che ha rassegnato le proprie dimissioni con decorrenza dalla prossima assemblea. L’unico presente tra i consiglieri azionisti della società – la famiglia ha il 2 per cento e aveva già fatto filtrare di non voler partecipare all’aumento – ha lasciato la riunione dopo circa due ore, dimissionario e in dissenso, secondo quanto si è appreso da fonti finanziarie, sulle scelte fatte sul piano finanziario della società, che a suo giudizio sarebbe troppo premiante per le banche, e sulle modalità dell’aumento di capitale, che riterrebbe troppo punitivo per gli azionisti.

Non hanno partecipato ai lavori due dei tre azionisti presenti in consiglio: il vice presidente Giuseppe Rotelli (primo socio con il 16,5 per cento fuori patto) e Carlo Pesenti (Italmobiliare ha il 7,4 per cento conferito al patto). Sul fronte banche, intanto, va segnalata la presenza in consiglio di Giuseppe Vita, presidente di Unicredit dimissionario dal cda Rcs, ma con efficacia dalla prossima assemblea.