Incrociamo le dita. Non diamoci per vinti in partenza. Però il Fabrizio Barca straparlante di questi giorni non è esattamente balsamo sulle ferite apertissime del Pd. Perché Bersani ormai è nel gorgo che potrebbe dargli la gloria o l’oblio perenne (più la seconda che ha detto); Renzi impazza da Amici a Vespa scalpitando perché ormai è l’ora dei giovani; e adesso arriva lui, il ministro fascinoso, né vecchio né giovane, né comunista né berlusconiano, oggi tecnico e domani politico.

Ebbene. Per uno così speciale, in un momento così straordinario, esordire con un documetone in cui si dice che i partiti devono costare pochissimo e non garantire più nulla alle clientele è un’idea carina ma non originalissima: tra rottamatori e grillini, il concetto era noto. Utilizzare termini forbiti per elevare la materia funziona ancora meno, perchè il “catoblepismo” e la “mobilitazione cognitiva” farebbero tuffare Nanni Moretti in una vasca di Nutella più che risollevare lo spirito di sinistra dall’ennesima mazzata paraelettorale.

“Barca deve subito contare tanto” intima il governatore ligure Burlando, non proprio il miglior sponsor nella sua veste di ex plurindagato, ma già esplicito nel dare il via al nuovo corso. E mentre i big della banda restano a guardare (verso il Colle), qualcuno mette giù il dubbio: “Non ho capito in che modo Barca entri nella partita – ha detto l’onorevole collega Angelo Rughetti -. Penso che la persona sia di assoluta qualità e che possa fare bene alla ditta, come dice Bersani. Però bisogna vedere come”.

Ghignano quelli che assistono all’ennesimo scossone nel partito che cambia leader come i calzini: il come è chiarissimo, Renzi premier e Barca segretario. ”Bollinarmi come candidato segretario è il modo perfido per non discutere del merito. Aiutami a staccare il bollino” ha twittato Barca alla compagna Anna Paola Concia, che lo aveva gentilmente sfottuto: “Caro Fabrizio, il primo giorno che ti iscrivi al Pd sei candidato segretario, dimmi ti prego dove ho sbagliato io…”.

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