I borseggiatori pagano addirittura il biglietto. O molto spesso entrano gratis, perché hanno meno di 26 anni e nella maggior parte dei casi sono dei ragazzini. Succede al Louvre, a Parigi, il museo più visitato del mondo (dieci milioni di entrate all’anno). Dove il problema dei furti è sempre più grave. Mercoledì il museo è rimasto addirittura chiuso, perché oltre duecento fra i dipendenti, soprattutto i sorveglianti interni, stanchi di questa situazione, hanno deciso di incrociare le braccia.

Sembra che i problemi maggiori si registrino nell’ala Denon, in prossimità della Gioconda. Stretti stretti, i turisti restano ad ammirare il capolavoro di Leonardo. E queste bande di borseggiatori ne approfittano. Prendono di mira soprattutto gli asiatici: i giapponesi, troppo ingenui, e i cinesi, che hanno la cattiva abitudine di portarsi dietro grosse somme di denaro. I ladri vengono buttati fuori, una volta colti sul fatto, ma spesso, minorenni o no, ritornano dentro il giorno dopo. Secondo i sorveglianti del museo, sarebbero in molti casi originari dell’Europa del’Est. E loro, i dipendenti del Louvre, devono sopportare insulti, qualche percossa. Alla fine hanno detto basta…

Lo sciopero (anche se non si è trattato di un vero e proprio sciopero) di mercoledì ha avuto subito degli effetti, perché ieri, giovedì, una volta riaperti i battenti, mentre rapidamente, come sempre, si formava la fila in corrispondenza della Piramide trasparente, una ventina di poliziotti in uniforme è penetrata nel museo e ha cominciato a perlustrarlo. La loro presenza dovrebbe rivelarsi dissuasiva. «Speriamo che restino il più a lungo possibile, anche parecchi mesi – ha detto l’amministratore generale del museo, Hervé Babaret, ai giornalistii -: almeno fino a quando ritorneremo a una situazione normale». Intanto si sono visti i turisti cinesi con le borse davanti, sulla pancia, sotto controllo. Le informazioni cominciano a circolare…