Ci sono libri che appena hai finito di leggere l’ultima pagina ti spingono al desiderio di chiamare l’autore per saperne di più. A volte libro e autore sono distanti, a volte invece ti sembra proprio che il libro sia un figlio dell’autore concepito forse per dar ragione a Umberto Eco quando scrisse che il massimo nella vita è fare un figlio o scrivere un libro.

Ci sono libri che ti spingono ad andare a vedere ciò che raccontano o che leggi come stessi vedendo un film di Tarantino e che non vorresti mai finire per non rimanere solo. Bene ‘Dove comincia la notte di Alessio Viola è uno di questi libri. Uscito a febbraio, racconta la Bari nell’epoca A.E., ante Emiliano, periodo drammatico per la Città dei due crateri come la ho spesso definita. Due cerchi, perché quando partii nel ’94 decollando da Bari mi erano rimasti impressi due grandi crateri che scorgevo dall’alto mentre l’aereo si apprestava a virare in direzione Nord. Due grandi crateri uno bianco e uno nero. Enormi circoli che si rimpicciolivano sempre di più stampandosi nella mia memoria. Uno, quello bianco, era il grande stadio San Nicola disegnato da Renzo Piano, l’altro, quello nero, era cenere…il Teatro Petruzzelli. L’ultima fotografia aerea della mia terra che abbandonavo.

Allora, per noi giovani Alessio Viola era il mito…era Corto Maltese, era il giocatore di rugby che faceva scricchiolare le cartilagini. Era l’ex operaio, che aveva trasformato le notti salmastre di Bari in musica jazz, blues e noi giovani a “menare la birra” nella taverna del Maltese in una nuvola di sogni che si trasformava quasi sempre in un aggregato di monossido e nicotina che dovevi staccare dai vestiti con l’acido muriatico. Ma c’era una visione sempre e comunque in quelle notti che presto si trasformeranno, come Alessio racconta nel suo romanzo della Rizzoli, in una Bari terribile nelle mani della nuova criminalità organizzata. Tra “anime graffiate”, tatuate e selvagge, girovagando tra luoghi di una bellezza incredibile, ‘Dove comincia la notte’ inaugura un genere che non è un genere, perché il libro è un vero e proprio atto di amore di un “cantastorie moderno” che ama la sua terra. Scherzando con l’autore potremmo dire che si tratta del primo “noir Viola”.

Un racconto che ha come colonna sonora Patti Smith con ‘Because the Night’  che per la nostra generazione simboleggia il confine tra la sera e la notte. Quel tuffo dal barcone…quegli occhi aperti in acqua a cercare lei, l’omone scimmiesco sul ponte, il proiettile nell’occhio della luna e la barbetta di Ghezzi… Ecco la notte che comincia, per tutti noi che dopo aver smesso di inseguire nuvole di sogni ci avvicinavamo con passi felpati alla cameretta per orecchiare il silenzio dolce del sonno dei nostri figli. Ma intanto fuori, nella Bari che si trasforma, tutto si muove nella torbida luce degli affari che si modificano e che aspettano il giorno per ripulirsi nel mattone, nella finanza, nella ferocia selvaggia del controllo mafioso.

Era la Bari del 2000, con la saracinesca sul mare, con i disegni col gesso delle sagome scomposte sull’asfalto, con le tute acetate e le scarpe di gomma sempre buone per scappare. Alessio Viola la racconta con il cuore e con l’anima attraverso gli occhi di un poliziotto e di un killer. A noi il piacere della lettura di un racconto che riesce a non deluderti in ogni sua singola pagina. Un ritmo che ti spinge a svegliarti con i protagonisti e ad andare a letto tardi con loro. Il romanzo di quest’anno… un anno duro in cui è difficile credere in qualcosa se non in due semplici fatti: nei figli e nei libri. Eco aveva proprio ragione.