I genitori di Sofia, Christian e altri bambini malati di gravi patologie degenerative, insieme ai comitati che li sostengono, si sono incontrati a Roma, al Pantheon, per chiedere il libero accesso alle cure compassionevoli con le cellule staminali. Proprio ieri il decreto Balduzzi, approvato al Senato e ora in attesa della conversione in legge alla Camera, ha aperto alla sperimentazione del metodo “Stamina”, per un tempo di 18 mesi e per chi è affetto da patologie rare. “Siamo consapevoli che con queste malattie non si può ottenere un miracolo – spiega Caterina, mamma di Sofia, bimba di tre anni e mezzo affetta da leucodistrofia metacromatica – ma con la cura compassionevole si possono alleviare le sofferenze di queste creature. Siamo orfani di qualsiasi terapia alternativa, per qualsiasi genitore varrebbe la pena di tentare”. Il metodo Stamina è stato criticato severamente dalla comunità scientifica internazionale e sull’argomento è intervenuto anche il premio Nobel giapponese Shinya Yakanaka, sostenendo che non esistano prove di una sua reale efficacia. Opinioni che non scoraggiano i genitori dei bambini malati: “Sono tutti d’accordo sul fatto che le staminali siano una frontiera della medicina – sostiene Guido De Barros, padre di Sofia – bisogna iniziare la sperimentazione, altrimenti sarà impossibile scoprire questa immensa prateria”  di Tommaso Rodano