Qualche anno fa, in veste di “iene”, insieme ai miei due colleghi, ci piazzammo davanti al Senato, per chiedere alle Senatrici se 81mila euro di spese annuali di parrucchiere non fossero da considerarsi un’indecenza.

Una Senatrice del PD, di cui ho voluto dimenticare il nome, ci rispose: “Vi sembrano tante? Sapete quanto costa andare dal parrucchiere?”.

Due cose erano chiare: che non sapevamo quanto costasse andare dal parrucchiere e che lo scollamento della classe politica dalla vita reale ormai aveva raggiunto livelli di non ritorno.

Anche, non so se soprattutto, tra coloro che rivendicavano la maggior vicinanza all’ “uomo comune”. O alla “donna comune“.

Già da questo piccolo segnale era evidente come bastasse un po’ di buon senso e percezione della normalità per riscuotere successo elettorale e mandare a casa gran parte di quella classe politica.

Ed è quello che ha fatto il MoVimento 5 Stelle. Lo ha fatto in maniera chiara e senza concessioni. Bene, bravi, bis. Adesso, però, una volta conquistati così tanti posti in Parlamento e così tanto consenso, mi sembra che qualche segnale di scollamento tra i grillini e la realtà si cominci a vedere.

Capisco che sia estremamente divertente giocare a guardie e ladri con i giornalisti (che imbarazzo le dirette dalle auto che seguono i pullman della scampagnata dei 5S…) ma forse i loro elettori si aspettano qualcosa di più.

Dicono di volere l’incarico di Governo. In quel caso si chiederà alla Rete di votare un nome.

Visto che il tempo stringe, umilmente suggerisco di avviare intanto questa procedura. Oppure di stringere all’angolo il PD (come avvenuto per le Presidenze di Senato e Camera) con un nome cui è difficile dire no.

Altrimenti si potrebbe (potrebbe, condizionale) pensare che il gioco di Grillo sia solo quello di spingere Bersani tra le braccia di Berlusconi per urlare all’inciucio e dire che gli altri fanno schifo. Mentre, però, il Paese vero muore o, peggio, si uccide.

Su alcune cose il MoVimento ha fatto già marcia indietro (visto soprattutto il malumore della base). Urlare agli sprechi della politica e poi andare a votare nuovamente, spendendo quasi 400 milioni di euro, non è esattamente quello che si può definire coerenza.

Dimostrino al mondo e ai più scettici di essere davvero lì per cambiare le cose e le persone. Dimostrino affetto per il Paese e per i suoi cittadini più in difficoltà. Dimostrino, non solo predichino, buon senso. A meno che ciò che volevano fosse solo questo: stare seduti in Parlamento e percepire uno stipendio. Perché, in qual caso, capisco sia difficile essere pragmatici a pancia piena.