Perché Milano non ha ancora un museo del design degno di questo nome? In questa settimana la città è attraversata da una folla di persone che visitano il Salone del mobile e partecipano alle iniziative del Fuorisalone. È una folla composita e multicolore di stranieri che vengono da tutto il mondo e di milanesi interessati e curiosi. Ci sono i professionisti del settore, gli esperti, gli addetti di un mercato (mobile, arredo, progettazione, illuminazione eccetera) importante anche dal punto di vista economico. Poi ci sono i giovani, gli studenti, i semplici curiosi. È una settimana di affari, ma anche di arricchimenti culturali, di incontri, di festa. Provate a girare la sera nella zona di via Tortona, o a Brera, o a Porta Venezia. Provate a vedere come si trasformano in questi giorni Lambrate o l’area di via Mecenate. Sembra di essere davvero in una città europea, con culture e lingue di tutto il mondo che si intrecciano.

Il Salone del mobile, dal 9 al 14 aprile, ha 2.500 espositori che attirano 300 mila visitatori provenienti da 160 Paesi. Il Fuorisalone, con centinaia di incontri, mostre, installazioni, esibizioni, workshop, concerti, aperitivi, party e dj set, crea per la città un indotto turistico del valore di 204 milioni di euro. Le quote di mercato delle esportazioni italiane di prodotti di design in Cina, Brasile, India, Arabia ed Emirati crescono, malgrado la crisi, con numeri a due cifre. E allora: perché Milano, che ha la storia culturale e produttiva per ambire a essere la capitale mondiale del design, non ha ancora un vero museo del design? Dovrebbe essere il più grande, il più bello, il più attrattivo del mondo. C’è la Triennale, d’accordo. Ma basta? È tutto qui quello che può fare la città di Castiglioni, Zanuso, Gardella, Caccia Dominioni, Albini, Bonetto, Sottsass, Aulenti, Bellini, Mari, Munari, Magistretti, Boeri, Mendini, King-Miranda e mille altri?

“Riuscite a immaginare un film su Chicago senza una pistola, un telefono o un’automobile?”, scrivono Peter Greenaway e Italo Rota (a proposito di Exhibition Design). “Riuscite a immaginare un dramma di Shakespeare senza un teschio, un fioretto e un arazzo? Si può rappresentare l’Otello senza il fazzoletto di Desdemona? Otello è ambientato a Venezia. Shakespeare ha ambientato i suoi drammi più belli in Italia. E si sa da dove venivano i gangster di Chicago”. Ebbene, negli ultimi cinquant’anni gli “oggetti significanti”, “i prodotti materiali, gli artefatti che creano senso, sensazioni e desiderio sono arrivati dall’Italia”. Basta dire Olivetti, Lambretta, Vespa, Alessi. E ricordare i mobili, le lampade, la produzione industriale di qualità, il Compasso d’oro, il graphic design e Memphis e le correnti dell’innovazione e della ricerca.

Ma a tutto ciò Milano sa dedicare solo qualche mostra ogni tanto, qualche spazio in Triennale, in coabitazione con altro, e un progetto ancora non decollato sull’area ex Enel a Porta Volta. È mai possibile? Un grande museo del design, il più grande e bello del mondo: è un obiettivo possibile. Milano lo realizzi. Entro il 2015 dell’Expo.

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