Non sappiamo quanto resisterà il fenomeno Beppe Grillo. Né il Movimento 5 Stelle: in questi esercizi improbabili sbatte la faccia anche il più acuto degli osservatori. Quello che resterà, probabilmente, è il suo tour elettorale, lo Tsunami, come Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio lo hanno, in maniera più efficacie, ribattezzato. Perché è stato un bagno di folla che la politica non vedeva da decenni, e soprattutto è rimasta una cosa che sfugge a ogni definizione, una mezza via tra politica e spettacolo. O forse entrambe le cose.

È stato così che Francesco Raganato ha deciso di farne addirittura un film-documentario, trasmesso in alcune parti a Servizio Pubblico e che verrà proiettato nelle sale cinematografiche un solo giorno, mercoledì 10 aprile. Appuntamento imperdibile per elettori 5 stelle e no che in Emilia Romagna avrà un’unica esclusiva proiezione a Bologna, al cinema Odeon (via Mascarella), alle ore 21.

Il regista lo ha seguito in tutte le 77 piazze: c’è Grillo sfinito o fresco, sotto la pioggia, vestito da sciatore, come si è presentato a Rovigo, perché quel giorno nevicava. C’è lui in piazza San Giovanni, a Roma, il culmine di una campagna elettorale che quel giorno ha cambiato il corso del Movimento 5 Stelle e i destini degli altri partiti. Nel film, che si chiama “Tsunami tour, un comico vi seppellirà”, le fotografie dell’Italia travolta dall’uragano 5 Stelle sono tantissime. Come quella di Matera, dove Grillo ordina un caffè al bar, prima di uno scatto di gruppo in una piazza semideserta. Poi una ragazza lo prende a braccetto: “Vieni ti porto a vedere i sassi”. Lui, di fronte allo spettacolo, rimane senza fiato e scherza: “Ma non si potrebbe spianare tutto e fare un bel parcheggio? Fai quattro piani di macchine e sopra un bell’ipermercato”.

Un road movie, a metà tra un documentario e un reportage, di quelli girati con la telecamera fuori dal finestrino del camper a filmare la strada che scorre e i paesaggi che cambiano. E poi le città, una per una, da nord a sud, da Palermo fino ad Aosta, passando per Salerno, Firenze e Rovigo. 40 giorni di viaggio, 77 tappe, per 77 comizi. E centinaia di facce che urlano, applaudono e ascoltano al sole, bagnate dalla pioggia, o segnate dal freddo della neve. Ci sono l’anziana che suona la fisarmonica nella vecchia osteria, l’esodato che chiama Grillo urlando scomposto da dietro le transenne, e il ragazzo che lo contesta in dialetto bergamasco: “Perché non parli della proprietà popolare della moneta, gioppino”.

Ci sono un paese intero, disilluso, arrabbiato e stanco, e il comico che l’ha attraversato dandogli una nuova alternativa, nel documentario scritto da Gianluca Santoro e Chiara Burtolo, diretto da Raganato, e prodotto dalla Todos Contentos y yo tambien. L’obiettivo della telecamera segue il leader dei 5 Stelle prima, durante, e dopo i comizi. Ne mostra i diversi volti. Quello istrionico, provocatorio e trascinante. Ma anche quello riflessivo, accorto e introspettivo, che abbandona i toni del capopopolo per raccontarsi in prima persona. Come quando si lascia andare sdraiato sul letto, un po’ alla John Lennon e Yoko Ono, ricordando i passi che l’hanno portato fino a lì. “È nato un movimento perché la rete ha contribuito ad aggregare intelligenze su degli argomenti interessanti, come energie rinnovabili, i rifiuti, il wifi, l’acqua pubblica, l’agricoltura a km zero”. Usa un filo di voce, perché il fiato rimasto dall’ultimo comizio deve conservarlo per la prossima piazza.“Tutti temi che io trattavo nei miei spettacoli e che ora sono parte di una politica che andremo a proporre al governo”.

Forse non si aspettava di riuscire a far catapultare 163 persone sconosciute, casalinghe, impiegati, operai e ingegneri, in Parlamento. O forse sì, se tenendo in mano una statuina da presepe con la sua figura dice di se stesso: “Guarda se uno così deve cambiare la storia dell’Italia”. E in questo c’è tutto il Grillo più conosciuto, quello della tv e non ancora politico. Non sempre è stato il pienone, intendiamoci. A Rovigo, città sospesa tra l’Emilia e il Veneto, in piazza c’erano cinquanta persone. E quel giorno Grillo era provato. Assolutamente stanco. Ne aveva già fatti una sessantina di comizi così. Talvolta scorbutico coi giornalisti, altre irriverente, altre ancora disponibile. Umorale, come poi lo è nella vita. Ma tutte le volte che è salito sul palco ha sempre riproposto tutta la sua verve aggressiva e giullaresca. Con un copione rigido. Battute, pause, argomenti. Mai un diversivo. Il comizio di Matera, davanti a poche centinaia di persone, è stato identico a quello di Piazza San Giovanni, dove erano centinaia di migliaia ad ascoltarlo.