Oggi vorrei proporvi un video a cui tengo particolarmente. Queste immagini si sovrappongono a un pezzo che è sembrato scriversi da solo, di cui io mi sento solo un trasduttore, come il microfono: un mezzo in cui si incarnano le parole, che devo solo mettere in ordine per dar loro un senso compiuto. Nonostante ormai Fabri Fibra sia costantemente in cima alle classifiche – e da rapper garantisco che nessuno più di lui merita quel posto – ancora la figura del rapper non è considerata mestiere. All’affermazione “Sono un musicista” la domanda che nasce spontanea a molti è: “Sì, ma di mestiere che fai?”; chi ha avuto almeno una volta tale conversazione sa di cosa parlo, l’immagine è quella del cane che si morde la coda mandato in loop.

Tempo fa ho cercato informazioni sul modo in cui l’Europa fronteggia il precariato nell’arte, raggruppando una lunga serie di iniziative e proposte di legge indirizzate alla salvaguardia del patrimonio artistico delle varie nazioni, e principalmente alla tutela degli artisti stessi. Non vi annoio con numeri e risultati, mi basta farvi l’esempio più lampante: il Parlamento francese obbliga le emittenti radiofoniche a programmare musica prodotta in Francia per il 40% del tempo tra le 6,30 e le 22,30 , e metà di questo 40% deve essere di proposte musicali di talenti emergenti. Questo cosa comporta? Che le radio ora lavorano meglio e permettono a molti artisti di poter “campare” con la propria musica.

In Belgio la situazione è ancora più curata: vige quello che può essere definito welfare per gli artisti. Ma meglio partire da più lontano, citandovi uno studio di CReSCo sulla situazione europea:
partendo dallo “Statuto sociale europeo dell’artista” del 07/07/2007, dove si enuncia che:

– considerando che l’arte può anche essere considerata un lavoro ed una professione;
– considerando che la flessibilità e la mobilità sono elementi indissociabili nell’esercizio delle professioni artistiche;
– considerando che la natura aleatoria e talvolta incerta della professione artistica deve essere necessariamente compensata dalla garanzia di una protezione sociale sicura.

In considerazione di tutto questo, il Parlamento Europeo:
– invita gli Stati membri a sviluppare o applicare un quadro giuridico e istituzionale al fine di sostenere la creazione artistica mediante l’adozione o l’attuazione di una serie di misure coerenti e globali che riguardino la situazione contrattuale, la sicurezza sociale l’assicurazione malattia, la tassazione diretta e indiretta e la conformità alle norme europee.

E da qui seguono una serie di “sollecitazioni” e “incoraggiamenti” alla Commissione Europea e Stati membri, tra i quali leggiamo che il Parlamento Europeo:

ricorda che tutti gli artisti esercitano la loro attività in modo permanente, non limitandosi alle ore di prestazione artistica o di spettacolo sulla scena;

Attualmente in Belgio lo Stato tutela i propri artisti assicurandogli una tranquillità dal punto di vista legale, ammesso che essi dimostrino di avere un rientro economico dalla loro arte, senza quantificare gli introiti ma considerandoli come sostentamento. La parte più interessante è legata alla “cura”psicologica della mancata ispirazione: parte del ddl è dedicata al “blocco dello scrittore”, concedendo agli artisti la tranquillità necessaria per superarlo.

Qualcuno si domanderà: ma dove vuole arrivare? In un momento in cui l’Italia sta sprofondando, in cui sta per arrivare un uragano economico che spazzerà via le nostre sicurezze, questo pensa all’arte? Beh, secondo voi uno dei motivi per cui ci troviamo in questo stato qual è? A parer mio una grande colpa sta proprio nella pochezza culturale che ci circonda, in questa continua divinizzazione dell’ignoranza che dilaga, per cui il “figo” è colui che rifiuta di sapere. Col tempo ho sviluppato una teoria per cui il valore di una Nazione si misura su tre punti: come la suddetta tratta la natura e i propri animali, come considera le donne parte integrante della politica e del mondo del lavoro e come tratta i propri artisti. L’Italia, nella parte musicale ed editoriale, è ancora succube dei meccanismi della S.I.A.E. che anno dopo anno diventa sempre più un ente misterioso, dove è difficile comprendere come venga gestita la nostra musica, ma soprattutto gli introiti che ne derivano.

Sono fermamente convinto che l’unica rivoluzione possibile al momento è quella culturale. Solo una “Rivoluzione Culturale” può realmente cambiare le cose e solo l’arte può dare i mezzi per fare esplodere
questo cambiamento. Internet ci permette di scoprire molti retroscena legati al business che rende fruibile l’arte, ed è tempo che chiunque sappia come funzionano certi meccanismi, affinché l’identità di ogni artista abbia ciò che si merita, con le dovute proporzioni e con la possibilità di permettere all’artista di vivere della propria arte, per dedicare a questa la sua vita, col fine di evolverla il più possibile e renderla immortale.

Spesso, quando faccio i laboratori nelle scuole, in cui si parla di hip hop ma anche di musica e arte in generale, c’è sempre qualcuno che alza la mano per chiedermi cosa penso di alcuni miei colleghi, magari più giovani di me, quasi a voler cercare una conferma esterna del fatto che quell’artista gli piaccia. Mi sento di consigliare solo questo: non lasciatevi condizionare dal mercato. L’Italia vuole proprio questo, che siano i numeri a stabilire il valore effettivo di un’opera d’arte. Io col tempo ho imparato che i numeri non possono essere il tramite, l’unica cosa che congiunge all’opera d’arte in questione sono proprio i sentimenti e le emozioni che essa suscita.

Detto questo, vi lascio con un pezzo in cui il maestro Brunori, una delle migliori penne cantautorali della nostra nazione, ed io, cerchiamo di stabilire il confine fra identità ed ego dell’artista, quello stesso ego che spesso rischia di uccidere l’arte con l’eterno pugnale della frustrazione. Se amate l’arte, investite in essa, perché investire nell’arte permette agli artisti di continuare a produrne e ad evolverla per offrirvi emozioni sempre più forti, e sempre più intimamente vostre.

(L’Arte) Non esita a penetrare, disturbando, tra gli accordi degli uomini di stato e tra le ricerche dei dotti, è capace di introdurre le sue letterine amorose e le ciocche dei capelli nei portafogli ministeriali e nei manoscritti filosofici, ordisce ogni giorno le trame più complicate e cattive, scioglie i vincoli più stretti, conduce a sacrificare a volte la vita o la salute, la ricchezza, il rango e la felicità, anzi priva di coscienza l’onesto e rende traditore il fedele. 
A. Schopenhauer