Da quando ha quotato in borsa la sua creatura, Mark Zuckerberg sembra alla perenne, disperata ricerca di dimostrare che Facebook può macinare soldi. Il problema è che, il più delle volte, le trovate del maghetto della Silicon Valley hanno l’unico effetto di far imbestialire i suoi utenti. L’ultima in ordine di tempo  quella di chiedere una sorta di “tassa” per inviare messaggi a personaggi famosi con i quali non si ha il mitico rapporto di “amicizia”. In pratica, se si vuole inviare un messaggio al proprio cantante preferito o allo sportivo del momento,  bisogna aprire il portafogli. Il costo? Dipende dalla fama del destinatario. Il servizio è attivo in via sperimentale dall’inizio dell’anno negli Usa e adesso sembra che l’esperimento si allarghi, coinvolgendo una quarantina di altri paesi.

Alle inevitabili polemiche, dalle parti di Facebook rispondono spiegando che si tratta di un esperimento che al momento coinvolge una piccola percentuale  di utenti (tra cui lo stesso Zuckerberg, 100 dollari per scrivergli) e che il futuro dell’iniziativa dipenderà dal feedback che riceveranno. Difficile che il “feedback” a cui si riferiscono sia l’opinione degli utenti. Più probabile che i portavoce del libro delle facce si riferisse alle valutazioni sull’incasso che arriverà al termine del periodo di sperimentazione. Di mio, mi auguro che non ci siano così tanti fessi pronti a scucire denaro per inviare messaggi ai loro beniamini. Anche perché le probabilità che a rispondergli sia davvero il titolare della pagina sono pari più o meno a quelle che l’Inter vinca il campionato. Così come è risibile l’idea che questa trovata abbia come obiettivo davvero quello di “ridurre lo spam” inviato ai personaggi famosi. Se un Vip apre un account personale su Facebook e spera di non trovarsi inondato di messaggi dai fan  ha bisogno, probabilmente, di un bravo psichiatra.

Su un piano più strategico, non si capisce quali siano le reali intenzioni di Zuckerberg. Negli ultimi anni, infatti, il miliardario (anche in numero di utenti) social network  sembrava voler puntare a creare un ambiente completo con email dedicata, motore di ricerca, chat e addirittura chiamate vocali via Internet. Un progetto che, megalomania a parte, rischierebbe anche di funzionare e porterebbe milioni di persone a muoversi all’interno delle pagine di Facebook per fare praticamente qualsiasi cosa. Con trovate come quella dei messaggi a pagamento, però, il team di Facebook sta terremotando l’unico aspetto indispensabile per arrivare a un simile traguardo: l’affidabilità. Partendo proprio da quello slogan. “È gratis è lo sarà sempre” che campeggia in homepage e che, da qualche tempo, scricchiola parecchio.