Primo passo ieri, nella casa-museo di Isla Negra dove riposa Pablo Neruda, delle indagini per capire le vere cause della morte, 40 anni fa, del poeta cileno. La sua salma è stata riesumata e i periti cercheranno ora di stabilire se morì per cause naturali o fu ucciso dagli uomini di Augusto Pinochet. In Cile si parla ormai da tempo della vicenda, e ha destato grande interesse la riesumazione, portata a termine nella meravigliosa casa-museo di Isla Negra: nome scelto dallo stesso poeta per descrivere la scura scogliera che si affaccia sul Pacifico. Neruda morì il 23 settembre 1973, ufficialmente per un cancro alla prostata, qualche giorno dopo il golpe di Pinochet contro il governo socialista di Salvador Allende. “E’ andata meglio di quanto ci aspettassimo”, ha commentato il responsabile del Servizio medico legale di Santiago, Patricio Bustos, precisando che le modalità della sepoltura della salma hanno agevolato i lavori dei suoi tecnici, aiutati anche dalle condizioni climatiche favorevoli. Al termine della riesumazione, sono stati osservati cinque minuti di silenzio da parte dei familiari di Neruda, le cui poesie d’amore vengono ricordate in tutto il mondo.

I resti saranno ora trasferiti presso il Laboratorio d’antropologia di Santiago. Subito dopo è in programma una riunione della squadra dei dodici periti, composta da esperti locali e stranieri. Pressato dai giornalisti, Bustos ha sottolineato che i risultati dello studio – per i quali ci vorranno alcune settimane – “dipenderanno da ciò che troveremo all’interno dell’urna”. Le tracce fondamentali per poter chiarire il “mistero Neruda”, ha precisato, sono di due tipi: i primi relativi al cancro alla prostata, i secondi all’eventuale presenza di sostanze tossiche.

Tempo fa, il Partito Comunista del Cile (al quale Neruda apparteneva) chiese di aprire un’indagine proprio a partire dalla seguente domanda: “Cosa fu iniettato nelle vene di Neruda, antidolorifici per calmare la sofferenza dovuta al cancro o il veleno che ne provocò la morte?”. A sostenere che il poeta non morí per cause naturali è soprattutto il suo ex autista, Manuel Araya, che oggi ha 66 anni, e per il quale il poeta venne ucciso appunto con un’ iniezione letale nella clinica dove era stato ricoverato. Quello di Pablo, non si stanca di dire Araya, fu in altre parole uno dei tanti crimini che portano la firma del regime di Pinochet. Sia alcuni familiari sia la ‘Fondazione Pablo Neruda credono invece che l’autore di “Venti poesie d’amore e una canzone disperata” e premio Nobel per la Letteratura nel 1971 sia stato ucciso dal tumore.