Adesso i vertici del Pd lo sanno, la meta è vicina. Riconsegnare la nazione a Berlusconi è possibile.

Certo, ovvio, parliamo per paradossi, provando a sdrammatizzare. Ma quando i paradossi somigliano alla vita i casi sono due; o c’è parecchio da ridere o c’è parecchio da piangere.

Fino a qualche mese fa la sola ipotesi di riuscire a perdere (pareggiarle è la stessa cosa, forse anche peggio) queste elezioni, era un miraggio anche per loro.

Epoche di capolavori perdenti, pennellate di autolesionismo d’autore come dei piccoli Van Gogh del masochismo, li avevano posti ad un passo dall’Olimpo. L’ostinazione nel far sempre, sistematicamente e nel momento cruciale, il gesto che – nei fatti, a prescindere dalla volontà – più dava ossigeno a Silvio Berlusconi, sembrava un tic, e certi guizzi da fuoriclasse come le bicamerali nelle quali si entrava da vincitori e dalle quali si usciva senza le mutande, sembravano sequenze degne della Stangata con Paul Newman e Robert Redford.

Come ha potuto perdere queste elezioni il PD non è più la domanda da farci, oggi dobbiamo guardare avanti e chiederci “e ora cosa ci faranno ancora?”.

Ma di fronte al talento – a maggior ragione se involontario/inconscio – nulla è proibito e adesso che l’apparato ne ha la certezza, il “sogno” di riuscire a far vincere di nuovo Berlusconi e riconsegnare l’Italia (e il futuro dei suoi cittadini) nelle sue mani è a un passo.

Certo, occorre un ultimo guizzo, un’ultima magistrale merda da pestare alla faccia dello sgomento di tanti fra coloro che li hanno votati – e di tutti quelli che, come me, rebus sic stantibus mai più li voteranno  – che sbattono increduli la testa contro il muro vedendo il loro leader commettere un errore dopo l’altro.

Ed ecco spuntare  l’ipotesi una lettera formata da 120 parlamentari del centrosinistra, contro la candidatura di Romano Prodi al Colle.

Nel caso, vorremmo i nomi di quei 120, per cortesia. Scritti, nero su bianco. Proseguendo nel paradosso vediamo che, come un vecchio centravanti degli anni settanta, il Pd ha visto arrivare il cross giusto e capisce che questa è l’occasione definitiva, monumentale per l’autorete del secolo.

La vera follia è fottere l’unico che ha sempre battuto Silvio Berlusconi, e non votare Prodi perché sarebbe “divisivo” come sottolinea l’ottimo Pippo Civati (ti voterò prima o poi, promesso Pippo) nel suo blog.

Leggiamo nelle parole di Civati stesso lo straziante grido d’aiuto che l’elettore Pd inutilmente prova a lanciare ai suoi vertici di partito domandandosi cosa significhi “troppo divisivo” e soprattutto rispetto a chi: “… E, come già abbiamo visto per l’espressione condiviso, divisivo vuol dire divisivo rispetto a Berlusconi. Il bello del centrosinistra è che per non sembrare divisivo verso Berlusconi è divisivo (e se ne vanta, pure) verso gli elettori. Che infatti non lo votano più. Si vede che ci piace così…”.

Il PD però da solo non ce la può fare, gli serve che Berlusconi lo aiuti. E Silvio, l’asso di briscola in tasca ce l’ha già. Emma Bonino. Prescindendo dalla volontà e io penso anche dalla buonafede – non in discussione – della Bonino, a torto o a ragione (i radicali son sempre stati durissimi a chiacchiere con la partitocrazia, molto più accondiscendenti nei fatti, appoggiando anche Berlusconi in passato) Silvio sembra aver capito che per lui il “danno minore” è lei. Se le alternative sono Prodi o, vade retro, certi candidati che ipoteticamente avrebbero un appeal in grado di accomunare una parte di elettorato grillino e Pd (Gustavo Zagrebelsky, un nome che circolava) l’unica realistica chance di limitare i danni, lui l’ha individuata nella ex deputata radicale.

Non pensate che sia un caso l’endorsement di Mara Carfagna verso Emma, sottolineando il fatto che “è una donna” e ben sapendo che ami da pesca “luogocomunisti” (da luogo comune) di questo genere difficilmente il Pd se li lascia sfuggire.

Certo, ci sarà anche il guastafeste che si domanderà come mai se, giustamente, vogliamo una donna come Presidente della Repubblica, e se questo nome deve essere condiviso, perché non si opti per la Cancellieri, ipoteticamente più gradita al centro destra che, improvvisamente, si scopre abortista, anticlericale, antiproibizionista con la Bonino.

O perché, a questo punto, non si è candidata da parte del PD stesso la Boldrini – prima di vedersi “costretto” ad assegnarle una delle Camere – come nome femminile per il Colle. Era un profilo alto e rispettabile (come Emma stessa) ma anche un volto nuovo.

E perché mai l’urgenza di fare una donna capo di stato non sgorgava in epoche nelle quali in parlamento c’erano figure come Nilde Iotti nel PCI o Tina Anselmi nella DC?

Il perché vero noi non lo sappiamo e forse nemmeno il PD, ma lasciamolo lavorare e aspettiamo l’ultimo capolavoro. Non è detto che riesca, i “nemici del popolo” come Civati, e, a suo modo, anche Renzi (luci e ombre per lui) sono in agguato.

Ma sognare non costa nulla (al PD). A noi che lo votavamo sì.