Riazzerare tutto il Movimento a Bologna. Se non è la proposta di un commissariamento poco ci manca. Il consigliere regionale Andrea Defranceschi, appoggiato dai parlamentari Paolo Bernini, Elisa Bulgarelli, Matteo Dall’Osso, Adele Gambaro, Michela Montevecchi, Mara Mucci e Giulia Sarti, nel giorno della rissa in consiglio comunale tra il capogruppo M5s Massimo Bugani e l’espulsa Federica Salsi, con una nota esprimono tutta la loro preoccupazione e precisano che il Movimento 5 Stelle ”non è i veleni di Bologna” e che ora serve un ”ritorno alle radici, si è scritta una triste pagina del Movimento 5 Stelle di Bologna. È indispensabile un confronto ampio e aperto in assemblea”.

La situazione bolognese, dopo l’hackeraggio di alcuni giorni fa, con la pubblicazione delle mail al veleno tra gli esponenti 5 stelle nei giorni delle espulsioni di Salsi e del consigliere regionale Giovanni Favia, nelle ultime ore è diventata incandescente. Durante il consueto consiglio comunale del lunedì pomeriggio infatti la consigliera Federica Salsi, espulsa da Grillo dopo le polemiche per la sua partecipazione al programma ‘Ballarò’, riporta a galla una storia che aveva fatto tremare Palazzo d’Accursio. Quella di Marco Lombardelli, ex capo di gabinetto del sindaco Pd Virginio Merola, costretto in seguito a dimettersi perché non in possesso solo della laurea, un titolo per ricoprire ricoprire un incarico pagato peraltro profumatamente. Ma ora la dissidente M5s tira in ballo il suo ex collega Bugani.

Secondo la consigliera, il primo cittadino una volta scoppiato lo scandalo aveva chiamato Bugani, capogruppo M5S in consiglio, per mettere a posto la vicenda che poteva fare traballare la poltrona di primo cittadino. ”Propose prima a Bugani da solo – spiega Salsi – e poi con me presente, che avremmo potuto ‘sedare‘ la cosa. Facendo una commissione istituzionale che avrebbe studiato il caso e poi lui, il sindaco, con i sui mezzi avrebbe trovato il modo per far andare altrove Lombardelli. Bugani – ha detto Salsi – accettò”. Poi la consigliera conclude: ”Dovetti impuntarmi io e altri dell’opposizione contro questa porcata che avrebbe evitato le dimissioni del capo di gabinetto. Poi l’inchiesta giornalistica fece il resto”. Per la cronaca Lombardelli si dimise il 19 dicembre 2011 dopo una tempesta mediatica durata una settimana anche se sia la Procura della Repubblica che quella della Corte dei conti aprirono un’inchiesta per vederci più chiaro.

Quella della consigliera è un vero e proprio j’accuse come quello che alcuni mesi fa pronunciò dagli stessi banchi contro Grillo e la storia del cosiddetto punto G mediatico. ”Il nuovo che avanza è in piena sintonia con il vecchio – ha detto la consigliera – i cittadini devono sapere quanto i loro rappresentanti e i loro dipendenti siano fatti della stessa pasta della casta che disprezzano”. La stessa consigliera poi è tornata sulla cosiddetta ‘Wikileaks grillina’ e la rivelazione della posta elettronica al veleno: ”Da quello scambio di mail emerge come un pool di persone abbia studiato strategie e fatto segnalazioni da Bologna a Grillo e Casaleggio per pianificare la mia espulsione dal gruppo”.

Massimo Bugani si dice pronto a querelare la ex collega se ci saranno le condizioni e in aula ha spiegato come andò veramente quell’incontro. “Signora Salsi credo abbia fatto ancora una volta fatica a comprendere” ha detto Bugani davanti all’assemblea comunale. Durante quel vertice – ha spiegato il capogruppo M5s – ”Merola ammise l’errore e ci segnalò i passaggi per le dimissioni di Lombardelli”. Insomma “Salsi racconta una falsità”. Il sindaco dal canto suo non ha escluso possibili aziuoni legali per le parole della consigliera del gruppo misto, ma ci ha tenuto a difendere Bugani. ”È una persona cristallina, fortuna che c’è lui”.

Ma non finisce qui. Sempre nel convulso pomeriggio, dopo le accuse della Salsi e la nota di Defranceschi & co lo stesso Bugani si dice pronto a farsi da parte. ”Sono pronto a fare un passo indietro e dimettermi. In un momento del genere, scrivere un comunicato come questo mi sembra una cosa insopportabile per chi ha messo il cuore in questa avventura”. Puntuale però arrivano in soccorso due nomi di peso. Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio pubblicano (per la prima volta con firma congiunta, n.d.r.) sul blog del comico tre righe che sembrano chiudere la questione: ”Dopo i recenti attacchi arrivati da più parti ai consiglieri di Bologna Massimo Bugani e Marco Piazza rinnoviamo loro la nostra stima e totale solidarietà oltre all’apprezzamento per il lavoro svolto finora sul territorio”.

Favia: “Bugani ha giocato sporco”. In serata ecco tornare in scena Giovanni Favia, che dal suo profilo facebook commenta la ‘giornata particolare’ del Movimento 5 stelle di cui fino a pochi mesi fa era il paladino: ”Non sottovalutate quello che sta accadendo in questi giorni nel M5s di Bologna”, ha scritto il consigliere regionale che ha mancato l’elezione in parlamento con Ingroia. ”Nei prossimi giorni toccherà anche me mettere qualche pezzo del puzzle e far capire a tutti come si è mossa la fabbrica dei veleni. Oggi almeno conosciamo il nome di colui che, giocando sporco come suo solito, ha provocato espulsioni e divisioni a Bologna ed in Emilia-Romagna. Si chiama Massimo Bugani, ed è uno dei consiglieri M5s meno attivi e più inciucista che conosca. Una vergogna per l’M5s. Purtroppo è anche il protetto di Casaleggio. Spero che prima o poi la sua corte amicale apra gli occhi e che la base del m5s riesca a cacciarlo”, ha scritto l’ex esponente del Movimento.

Bonaccini: “Riduzione stipendio dei grillini? Il solito bla bla bla”. Il lunedì bolognese era stato già movimentato dalle parole del segretario regionale del Partito democratico, Stefano Bonaccini, che si era scomodato via Twitter per commentare le presunte parole di Beppe Grillo. Il comico genovese venerdì scorso nell’incontro coi parlamentari all’agriturismo della Tragliata avrebbe detto, secondo una ricostruzione della ‘Repubblica’: ”Ragazzi, l’importante è essere presenti in parlamento, fare il proprio lavoro onestamente e in modo trasparente. Io non ho mai eccepito sugli stipendi, ma solo sui vitalizi!”. Insomma una marcia indietro secondo molti rispetto alla sbandierata austerità grillina. Da qui il commento di Bonaccini: ”Quindi Grillo aumenta da 2.500 a 6 mila euro lo ‘stipendio’ dei parlamentari M5s. E i bla, bla, bla precedenti?”.

 Sul blog di Grillo sulla questione era però già comparso un post che ribatteva all’articolo del quotidiano: ”Quante balle si possono infilare in così poche parole? Certamente “la Repubblica” batte ogni record. Ogni candidato del Movimento 5 Stelle si è impegnato a rispettare il codice di comportamento che prevede 5.000 euro lordi per l’indennità parlamentare percepita. Il codice non è stato oggetto di discussione, dibattito o revisioni”.