Scoperti sette nuovi geni legati sia all’obesità più grave, sia al sovrappeso moderato. Reso noto sulla rivista Nature Genetics, è il nuovo bottino del consorzio di genetisti guidato da Erik Ingelsson, dell’università di Uppsala (Svezia), che da anni sta studiando il Dna di migliaia di persone alla ricerca di geni che spieghino tratti del corpo complessi come l’altezza o il peso.

Gli esperti hanno studiato nel complesso oltre 260 mila individui sia magri, sia leggermente in sovrappeso, sia gravemente obesi. L’obiettivo era, oltre ad identificare nuovi geni dell’obesità, vedere se siano o meno gli stessi geni a determinare il rischio di divenire gravemente obeso oppure solo lievemente sovrappeso.

Nella prima parte dello studio è stata fatta un’indagine a tappeto su tutto il Dna e identificato circa 270 ‘posizioni’ sul Dna legate a obesità e sovrappeso. Poi l’analisi è stata circoscritta a questi tratti genomici e sono stati identificati i sette geni. E’ emerso che tali geni sono responsabili sia del sovrappeso lieve, sia dell’obesità più grave. Ciò significa che i gravi obesi hanno un numero maggiore di queste mutazioni rispetto a individui solo sovrappeso, ma non mutazioni differenti; un’informazione importante per l’allestimento di nuovi studi sull’obesità. 

Uno degli ultimi arriva dagli scienziati della University of East Anglia (Uk), che sul ‘Journal of Neuroscience’ spiegano di aver identificato una popolazione di cellule staminali capaci di generare nuovi neuroni ‘regolatori dell’appetito nei cervelli di giovani topolini da laboratorio. Finora si pensava che le cellule nervose del cervello associate con la fame fossero create solo durante lo sviluppo embrionale nell’utero materno e che il loro numero rimanesse il medesimo per tutta la vita. Mettendo sotto osservazione l’ipotalamo dei roditori (un’area cerebrale che regola sonno e veglia, dispendio energetico, appetito, rilascio degli ormoni e altre funzioni biologiche) gli scienziati hanno utilizzato una speciale mappatura che consente di tracciare lo sviluppo delle staminali e delle cellule che esse creano. Evidenziando che nei topi alcune cellule chiamate ‘taniciti’ si comportano come staminali, dando vita a nuovi neuroni del circuito che regola l’appetito anche nell’età adulta. Mohammad Hajihosseini, ricercatore a capo dell’indagine, sottolinea che “al contrario delle diete, l’effetto di questa ricerca potrebbe offrire una soluzione definitiva contro l’obesità. La perdita o il malfunzionamento dei neuroni nell’ipotalamo è infatti la prima causa di disturbi alimentari“. Per l’esperto, lo studio mostra che è possibile andare ad agire proprio sul circuito neurale che controlla l’appetito, manipolandole numericamente e potenzialmente ristabilendo l’equilibrio nell’alimentazione di una persona.