Qualunque sia l’esito dello stallo politico in atto – nuove elezioni, governo nuovo e innovatore, o (malauguratamente) governo nuovo-nato-vecchio – c’è un tema che rischia di scomparire: il pluralismo e la libertà dei media. Per questo motivo proponiamo ai lettori del Fatto Quotidiano un’iniziativa (cittadina ed europea) che ci consente di agire qui ed ora per riportare il tema dei media, e della loro occupazione impropria da parte dei potenti, al centro del dibattito politico, in Italia e in Europa.         

Sembrano ormai lontane le promesse fatte in campagna elettorale, quando la soluzione del problema del conflitto d’interessi doveva essere la madre di tutte le riforme. Oggi sarà inutile cercare questo tema nei lavori dei dieci “saggi” di Napolitano. Le grandi intese tanto desiderate dalla vecchia guardia più ostinata del paese impongono il congelamento della questione dell’informazione e della libertà dei media. E’ il minimo richiesto dal redivivo Berlusconi, forte di un risultato elettorale insperato dopo la campagna mediatica più cinicamente manipolatrice della sua lunga carriera di imbonitore.

Purtroppo l’Italia di Berlusconi ha fatto scuola, anche in Europa. Le scandalose censure del premier Viktor Orbàn in Ungheria non sono altro che le politiche di Berlusconi portate alle estreme conseguenze (legge bavaglio in primis); un monito su ciò che potrebbe capitare in Italia se Berlusconi tornasse un’altra volta al potere. In Gran Bretagna, anche se le inchieste in corso sul gruppo Murdoch stanno dimostrando com’è la democrazia a soffrire in situazioni di concentrazione eccessiva dei media, gli scandali non hanno fermato il progetto di dominio televisivo del vecchio magnate australiano, che si fa tuttora scudo dell’assenza di norme europee sul pluralismo dei media.

Per fare fronte a quello che si sta dunque confermando come un problema europeo, l’anno scorso una coalizione di organizzazioni della società civile provenienti da nove paesi europei, tra cui anche l’Italia, lanciò la prima Iniziativa Cittadina Europea sul pluralismo dell’informazione. L’obiettivo dell’Iniziativa è quello di raccogliere un milione di firme per salvaguardare con norme comuni e vincolanti il diritto ad un’informazione indipendente e pluralista, come sancito dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Com’era forse prevedibile, la notizia non bucò gli schermi – nonostante la presenza tra i promotori del celebre attore inglese Hugh Grant, una delle vittime più note dello scandalo dello spionaggio telefonico dei giornali di Murdoch. Un peccato, perché l’Iniziativa Cittadina Europea (ICE) è un nuovo strumento di democrazia partecipativa europea che permette ai cittadini di almeno sette paesi membri di presentare direttamente alla Commissione Europea una proposta legislativa. In altre parole, siamo finalmente noi a chiedere qualcosa all’Europa.

Ma il silenzio dei grandi media non ha fermato la campagna. Dopo l’accettazione del testo della proposta da parte della Commissione, e la certificazione di un sito per la raccolta delle firme anche online, quest’anno la raccolta delle firme è finalmente partita in dieci paesi europei. Questi i punti cardine dell’Iniziativa: una legislazione efficace per evitare la concentrazione della proprietà dei media e della pubblicità; una garanzia di indipendenza degli organi di controllo rispetto al potere politico; la definizione del conflitto di interessi per evitare che i magnati dei mezzi di informazione occupino alte cariche politiche; sistemi di monitoraggio europei più chiari per verificare con regolarità lo stato di salute e l’indipendenza dei media negli Stati Membri.

Come italiani dovremmo essere in prima fila in questa battaglia. Abbiamo una serie di primati negativi in questo campo che ci hanno fatto precipitare al cinquantasettesimo posto nell’ultima graduatoria della libertà di stampa nel mondo dell’organizzazione Reporters sans Frontières, molto al di sotto di quasi tutti i paesi europei. L’uscita di Berlusconi dal governo l’anno scorso ci ha permesso di riguadagnare solo qualche punto nella tabella, perché i problemi di fondo sono sempre gli stessi: un servizio pubblico radiotelevisivo assoggettato alla politica, oltre alla commistione del potere economico, politico e mediatico consentita per legge, legittimando così un conflitto d’interessi senza pari al mondo. Dopo il precedente della legge Gasparri, scritta su misura per garantire l’impero mediatico di Berlusconi e rafforzare il controllo della politica sulla Rai, la strada era aperta, e l’hanno imboccata in tanti. Il più disinvolto è stato certamente l’ungherese Orbàn, ma dopo le grandi speranze dei primi anni di democrazia, ci sono stati peggioramenti in altri paesi, come la Bulgaria e la Romania. Uno scenario che la crisi economica che attanaglia quasi tutta l’Europa rischia solo di peggiorare. La discesa agli inferi della Grecia, arrivata ormai al terzo anno, ha avuto un impatto durissimo anche sui media, con la chiusura di molti giornali e addirittura l’arresto di un giornalista, reo di avere divulgato un elenco di sospetti evasori.

Quest’anno è stato dichiarato “anno della cittadinanza europea” da parte delle istituzioni dell’Unione. Una ricorrenza che rischia purtroppo di suonare come una beffa per i milioni di cittadini europei sfiancati da politiche di austerità che minacciano gli stessi diritti che l’Unione Europea aveva posto alle proprie fondamenta. Con questa iniziativa chiediamo un’Europa che sanzioni non solo i deficit di bilancio, ma anche e soprattutto i deficit di democrazia e libertà.

Firmare è semplice, basta avere la pazienza di scrivere il numero della propria carta d’identità (o passaporto) e pochi altri dati personali nella scheda (Firma adesso) che si trova qui: www.mediainitiative.eu/it/