L’Eni ha prontamente replicato al mio post pubblicato su ilfattoquotidiano.it in merito alla vicenda della querela nei confronti della Gabanelli.

La multinazionale chiarisce alcune cose:
– che la richiesta di risarcimento “è stata fatta nei confronti della Rai e non della giornalista” (francamente non vedo dove sia la differenza)
– “l’Eni aveva proposto alla Signora Gabanelli di realizzare un’intervista in diretta che non è stata concessa” (salvo poi ammettere che la trasmissione non prevede dirette. E la Gabanelli e i giornalisti di “Report” hanno il sacrosanto diritto di scegliere liberamente le modalità di approfondimento e di inchiesta)
– che “la libertà di informazione significa anche offrire una vera opportunità di replica” (e allora mi domando perché non sia stata fatta richiesta di replica e rettifica piuttosto che far scattare una querela milionaria)
– che “il dottor Corradino cita addirittura il fascismo, santo cielo!” (non sono dottore e non ho ritenuto la vostra querela una iniziativa di stampo fascista ma ho solo ricostruito a grandi linee l’evoluzione storica italiana della “intimidazione” nei confronti di chi esercita il diritto di cronaca)

Mi preme ricordare che la petizione lanciata sul sito Change.org, che ha raccolto oltre 50mila firme in poche ore – segno di grande sensibilità dei lettori e preoccupazione per le sorti della libertà di informazione – non è stata indirizzata all’Eni né è stato richiesto il ritiro della querela.

La petizione è rivolta al Parlamento italiano affinché legiferi al più presto sulla materia delle “cosiddette querele temerarie” usate ormai abitualmente come strumento di pressione per scoraggiare le inchieste e disincentivare lo spirito critico che dovrebbe ispirare l’attività del cronista. Una riforma del codice che preveda forme di tutela del diritto di cronaca e adeguate penalità a carico dei querelanti per aver disturbato ‘il dovere di informare e il diritto ad essere informati’, valori protetti dall’articolo 21 della Costituzione.
Cordialmente
Stefano Corradino

@s_corradino

La replica di Milena Gabanelli

L’Eni ha chiesto un risarcimento di 25.milioni di euro in via equitativa alla sottoscritta, a Paolo Mondani e alla Rai.
Per la sottoscritta chiede al giudice un ulteriore sanzione per aver rilasciato un’intervista in cui dico di aver ricevuto lettere minatorie, quando io ho detto (ed è stato pubblicato) “intimidatorie”.
Il giornalismo d’inchiesta non prevede “interviste in diretta”, perché richiede il tempo di verifica su quello che viene dichiarato, altrimenti si chiamerebbe “talk”.

Milena Gabanelli

Il post: ‘L’Eni chiede 25 milioni per zittire la Gabanelli’ e la replica dell’Eni