Il Presidente della Repubblica deve ancora firmare il Decreto di nomina di Gino Paoli a nuovo Presidente della Siae ed il neo-eletto Consiglio di Gestione [n.d.r. la cabina di regia che ha preso il posto del vecchio Consiglio di amministrazione] deve ancora entrare in funzione ma, per i vertici della società, già iniziano i guai.

100 autori, Aidac, Art, Asifa, Doc.it, S.a.c.t. e la Sezione Produttori Anica, associazioni che rappresentano la quasi totalità dell’autorialità dell’audiovisivo italiano e della produzione cinematografica hanno, infatti, presentato all’Autorità Garante per la concorrenza ed il Mercato e trasmesso a tutte le Istituzioni con poteri di vigilanza sulla Siae, una segnalazione nella quale contestano l’elezione dell’Avv. Domenico Luca Scordino, già sub commissario straordinario della Siae a membro del Consiglio di Gestione della società.

Secondo le associazioni firmatarie della denuncia, infatti, l’Avv. Scordino sarebbe stato ineleggibile in forza di quanto disposto dalla disciplina in materia di conflitto di interessi che vieta a chi ha ricoperto cariche governative – ivi inclusa quella di Commissario straordinario di un Ente pubblico – di “ricoprire cariche o uffici o svolgere altre funzioni comunque denominate in enti di diritto pubblico, anche economici”.

Il Consiglio di Sorveglianza della Siae, dunque, non avrebbe dovuto eleggere uno degli ex sub-commissari straordinari dell’Ente a membro del Consiglio di Gestione e, procedendovi, ha violato la disciplina sul conflitto di interessi.

L’Avv. Scordino, dal canto suo, non avrebbe dovuto accettare l’incarico ed avrebbe dovuto limitarsi a ringraziare per la fiducia dimostratagli dai rappresentanti della società e far presente la situazione di palese incompatibilità nella quale si trova.

Tocca ora all’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato valutare la denuncia e, ove la ritenesse fondata, fallito il tentativo di ottenere la “spontanea” rimozione della situazione di conflitto di interessi, disporre la rimozione di Scordino dal suo incarico.

La decisione dell’Autorità Garante appare, in realtà, in questo caso, quasi il risultato di un’operazione aritmetica giacché neppure la disciplina italiana sul conflitto di interessi – notoriamente a “maglie larghe” come ci ricordano costantemente i nostri partner stranieri – può, evidentemente, consentire che un ex commissario governativo, nominato dall’Esecutivo nell’esercizio dei suoi poteri di vigilanza e che ha addirittura riscritto di proprio pugno il nuovo Statuto di un Ente pubblico, possa poi ritrovarsi a gestirlo, eletto attraverso il procedimento che lui stesso ha contribuito a congegnare.

I vertici della Siae, dunque, ora rischiano di ritrovarsi falcidiati dal conflitto di interessi ancor prima di cominciare a lavorare con il primo atto del Consiglio di Sorveglianza – la nomina del Consiglio di Gestione – già “macchiato” di una assai probabile violazione di legge e con l’Autorità Garante della concorrenza costretta ad intervenire.

Un pessimo debutto per Gino Paoli ed i suoi sul palcoscenico della gestione della Siae.

I protagonisti del golpe d’autunno in Siae – che li si voglia chiamare i “ricchi” o in altro modo – hanno peccato, a dirla con l’allegoria dantesca, di ingordigia.

Lontano dalle fiamme dantesche dell’inferno, naturalmente, c’è sempre tempo per recuperare ma il primo passo è che qualcuno, da Viale della Letteratura, chieda scusa per l’incidente e rimuova l’Avvocato Scordino dall’incarico prima che lo faccia l’Autorità Antitrust.

Certe cicatrici sono difficili da rimarginare ed il sospetto che ogni futura decisione assunta nella sala dei bottoni della Siae possa essere caratterizzata da analoghi episodi di piccoli e grandi conflitti di interessi, rischierebbe, diversamente, di paralizzare la società negli anni che verranno.