Tentò di “insabbiare le indagini relative al caso escort” sull’imprenditore Gianpaolo Tarantini che regalava a Silvio Berlusconi notti di sesso a Palazzo Grazioli. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Lecce il procuratore capo di Bari Antonio Laudati chiede il trasferimento al Csm, che comunque aveva aperto una procedura nei suoi confronti.

“Oltre una settimana fa avevo comunicato al Csm la mia disponibilità al trasferimento da Bari. Una scelta non solo difficile sul piano professionale, ma sicuramente la più dolorosa che io abbia preso nella mia vita sul piano umano e che avrei voluto comunicare personalmente sia ai colleghi sia ai dipendenti dell’Ufficio, ma soprattutto ai baresi e ai cittadini del Distretto di Bari subito dopo le Festività Pasquali. Purtroppo e per l’ennesima volta, atti e decisioni che mi riguardano vengono puntualmente anticipati dalla stampa” fa sapere il magistrato accusato di favoreggiamento e di aver anche danneggiato i pm che l’indagini sui festini a luci rosse per l’allora presidente del Consiglio l’avrebbero chiusa due anni prima. “Una decisione difficile sul piano professionale – aggiunge – perché dirigere la Procura di Bari era per me, grazie agli straordinari colleghi che hanno lavorato al mio fianco in questi tre anni e mezzo, uno stimolo continuo non solo per l’affermazione della Giustizia e della Verità attraverso le tante inchieste avviate, ma anche per la ricerca di nuove formule di organizzazione dell’Ufficio, e questo anche grazie all’enorme sforzo del personale amministrativo, per dare ai cittadini una maggiore efficienza nonostante i pochi mezzi messi a disposizione, in un edificio che non è idoneo ad ospitare Uffici giudiziari”. 

Secondo la Procura di Lecce, Laudati avrebbe aiutato sia Tarantini, sia, indirettamente, Berlusconi a eludere le indagini sul giro di prostitute gestito dal primo. Nel luglio del 2011 l’ex pm Giuseppe Scelsi – titolare dell’inchiesta escort fino al trasferimento in Procura generale – presentò un esposto al Consiglio superiore della magistratura in cui accusava Laudati di aver ostacolato le indagini e accelerato il suo trasferimento. Secondo il racconto messo a verbale da Scelsi ai procuratori di Lecce, Laudati, arrivato a Bari nell’estate del 2009 quando il caso Tarantini-D’Addario-Berlusconi era già esploso, avrebbe avviato un’indagine parallela con accertamenti “extra” svolti da militari della Guardia di finanza a lui fedeli. Scelsi e da altri testimoni hanno anche raccontato che Laudati, ancor prima di prendere possesso del suo incarico, avrebbe inoltre partecipato a una riunione con gli investigatori invitandoli sostanzialmente a bloccare tutto. Il magistrato ha sostenuto che il neoprocuratore si presentò con “un amico″ dell’allora ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e che spiegò di essere stato inviato a Bari dal ministero. Inoltre Laudati affiancò a Scelsi i colleghi Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis e l’inchiesta su Tarantini e le escort, invece che essere chiusa immediatamente come previsto, fu tenuta aperta per altri due anni. 

“Il 22 marzo scorso, dopo aver appreso sempre dalla stampa della richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Lecce – sottolinea Laudati – avevo comunicato al mio Ufficio che mi sarei messo in ferie per organizzare la mia difesa: convinto come sono che dinnanzi a un giudice le assurde accuse mosse a mio carico cadranno. Avrei voluto che fosse proclamata la mia innocenza e a quel punto tornare a dirigere la Procura di Bari con più vigore e passione di prima. Poi nei giorni successivi ho riflettuto e ho capito che la mia era sì una scelta di Giustizia, ma anche una scelta ‘egoista’: avrei continuato a mettere a repentaglio, anche sul piano della legittimazione e della credibilità, l’intera Procura di Bari; avrei danneggiato indirettamente il lavoro di tanti bravi colleghi che in silenzio svolgono il loro lavoro. Avrei dovuto far sopportare all’intero Ufficio, io purtroppo ci sono, ormai, abituato, una continua gogna mediatica su una vicenda giudiziaria, che va ben oltre la mia persona. Ecco il perché di una decisione difficile e dolorosa che, desidero sia chiaro al mio Ufficio come ai cittadini del Distretto di Bari – precisa Laudati – non ho scelto di fare, ho dovuto fare; proprio per il rispetto e la stima che nutro nei confronti dell’Ufficio che ho diretto, per i colleghi e tutti i dipendenti che ne fanno parte, ma soprattutto nei confronti dei cittadini che devono continuare a credere nella Magistratura: di quella che va solo alla ricerca della Verità”.