Come ha scritto Alessandro Gilioli su l’Espresso, abbiamo una occasione storica per interrompere quella che, nel 1994, Gustavo Zagrebelsky chiamò la “formula del potere perpetuo”. Per la prima volta in venti anni, in Parlamento c’è una maggioranza in grado di porre fine al conflitto di interessi di Silvio Berlusconi. Una maggioranza assai più cospicua, nei numeri, di quella che nel 1996 e nel 2006 fu a disposizione dei fragili governi Prodi.

Inoltre, per la prima volta in venti anni, la cieca strategia dalemiana dell’acquiescenza che portò il centrosinistra alla connivenza con l’avversario sul conflitto di interessi sembra essere in crisi, con buona pace della nomina di Luciano Violante (uomo simbolo del compromesso) tra i “saggi” del Presidente. Mai come ora figure quali Stefano Rodotà e lo stesso Zagrebelsky sono state popolari presso l’establishment del Pd, e questo, va riconosciuto, lo si deve soprattutto alla pressione esercitata dal successo elettorale del Movimento 5 Stelle.

Rodotà e Zagrebelsky, da sempre sostenitori della ineleggibilità di Berlusconi, sono adesso autorevoli candidati alla Presidenza della Repubblica. I loro nomi, che ai tempi del dominio dalemiano sarebbero stati improponibili, circolano proprio perché, per la loro storia politica, potrebbero essere graditi al M5S.

È ormai evidente che il nuovo governo si farà soltanto dopo l’elezione del Presidente della Repubblica, se si farà. In tal caso è possibile che la maggioranza che eleggerà il Presidente sia la stessa che poi sosterrà l’esecutivo. Il leader supremo del M5S non smette di recitare il mantra che il “suo” Movimento non stringerà alcun accordo col Pd, noncurante delle conseguenze, per il paese, di tale cieca ostinazione. Ai posteri la cecità esibita da Grillo sembrerà del tutto simile a quella di D’Alema: entrambi hanno rinunciato, per mero calcolo politico, a combattere il conflitto di interessi di Berlusconi.

Fin qui Grillo. Ma i “grillini”? Quei 163 eletti che, in questa delicatissima fase storica, possono cambiare le sorti del paese? Cari parlamentari 5 Stelle, se ci siete fatevi sentire. Come ha scritto Barbara Collevecchio nel suo blog, se siete vivi, critici, intelligenti, capaci, appassionati e coraggiosi come dite, è il momento di fare un passo avanti. Parlate coi vostri colleghi del centrosinistra che, diversamente da quanto il capo ripete come un disco rotto, non sono affatto uguali ai dipendenti del Pdl. Con loro e tra di voi, confrontatevi apertamente (che non vuol dire “in streaming” e significa invece in autonomia e senza pregiudizi) sui nomi – per la Presidenza della Repubblica prima e per il governo poi – e soprattutto sui programmi. Scoprirete, come abbiamo fatto già noi di Programmi in Movimento, che tra M5S e Pd ci sono più punti di convergenza che di separazione. Capirete che, senza un governo che goda della fiducia del Parlamento, le Camere e le Commissioni non possono funzionare come si deve. E soprattutto consentirete al paese di cogliere l’occasione – probabilmente irripetibile – di sanare il vulnus alla democrazia causato dal conflitto di interessi, per lasciarci finalmente alle spalle gli anni tragici del Berlusconistan.