Come fate a comprendere se avete successo nel vostro lavoro? Ai vecchi tempi gli standard di valutazione erano ancora molto stile Yuppies: macchina costosa, orologio di marca, casa arredata con stile e ovviamente di proprietà.

Come si può giudicare se una persona ha successo oggi? In Europa? In Italia?

Il percorso “corporativo” classico è noto: università, Mba, Stage. La scelta poi è tra uffici legali internazionali, grandi agenzie di consulenza, multinazionali etc. Molto tempo al lavoro, vita sociale ridotta, vita familiare da gestire al meglio.

La totalità delle persone con cui ho dialogato negli ultimi 7-8 mesi, qualunque fosse la loro attività, erano, nel migliore, stressati. Chi lavora in grandi gruppi non mi faceva segreto della situazione di crisi. Contratti di solidarietà, ottimizzazione delle risorse (un eufemismo da gruppi di management consulting che mi lascia sempre perplesso!). In una nazione in crisi è anche difficile far carriera: crescere professionalmente ed economicamente in azienda è divenuto complesso.

Quindi cosa abbiamo per valutare il successo di una persona. Comprare una casa? Chi riceve una benedizione dalla banca (pardon gli viene concesso un mutuo) spesso come asset (insomma come copertura) ha alle spalle i genitori. Comprare una macchina sta diventando una sfida: tra assicurazioni, carburanti, centri città sotto assedio. Non c’è da stupirsi che le vendite di auto abbiano subito un crollo verticale senza precedenti (nella storia dell’automobile!).

Allora che parametri, in Italia, restano per comprendere se si è persone di successo? Ho scelto la via del minimalismo: la soddisfazione personale.

Il semplice, elementare piacere che deriva dal fare una cosa fatta bene. Chiudere il pc, la porta dell’ufficio, e, seppur stanchi, stressati, affamati pensare “ok oggi è stata una buona giornata”.

L’altra sera ero a cena con Elisa Dal Bosco ad un sushi “all u can eat” (il sushi fa “trendy” ma risparmiare un po’ non guasta); si parlava delle rispettive attività e concludendo la descrizione della sua giornata mi dice “ be’ mi stresso ma almeno il mio lavoro mi piace”. Nella Milano da bere, dove lo stipendio medio nel mondo delle Pr non supera i 1500-2000 euro al massimo (mediamente) sentire qualcuno dire che è soddisfatto del proprio lavoro è bello. Ora la questione è semplice, basta solo trovare un lavoro che piace. E’ facile? No. Qualcuno potrebbe obbiettare che prima di esser soddisfatti del proprio lavoro bisognerebbe trovarlo. Vero. Anch’io son sempre in cerca di esperienze nuove. Se siete per le Pr, marketing oppure volete qualcosa di internazionale date un occhiata qui. Se invece vi sentite più “modaioli” del tipo “Il diavolo Veste Prada”, potrebbe piacervi questo quotidiano. Un sito interessante che offre di tutto per chi ”vuol scappare dalla city (di Londra)” potrebbe intrigarvi (p.s: sono tutti gratis!). Mi permetto anche di suggerirvi network come Linkedin e twitter dove ho “incontrato” persone stupende. Io stesso ammetto di aver trovato una buona parte dei miei attuali contatti lavorativi in rete.

Dopo questi suggerimenti per trovare un lavoro sono io a chiedervi un favore. Mi piace parlare di gente che ci prova, non ne faccio segreto. Il mio scrivere qui è puramente filantropico, tradotto, lo faccio per passione del condividere informazioni che ritengo utili (siate liberi di contraddirmi e correggermi!). Questo implica una cosa semplice: il tempo che posso dedicare a trovare “storie di chi ci prova” è limitato. Quello che vi chiedo è di darmi una mano. Qualche mese fa ho scoperto (ok lo ammetto ci sto ancora lavorando) come funziona la mia pagina facebook. Scrivetemi li, se vi va, una breve storia. Persone alle quali piace il proprio lavoro, a mio modesto avviso, un ottimo argomento di cui parlare! Potete anche scrivermele in twitter se preferite, ma, in 140 caratteri è un po’ dura. Mi piacerebbe parlare di gente che ci prova. Scienziati, contadini, manager, imprenditori, startappari, insomma avete capito. Se l’Italia potrà salvarsi (concedetemi un “se”) sarà grazie a chi ci prova.

 Twitter: @EnricoVerga