Da “buonasera” a “buona Pasqua”. Diciotto giorni dopo la fumata bianca, Papa Francesco è tornato, stamani, per la seconda volta sulla loggia centrale della Basilica Vaticana per rivolgere ai fedeli di Roma e del mondo il suo messaggio di auguri pasquali e impartire la benedizione Urbi et Orbi. E lo stile inconfondibile di Bergoglio, che ormai i fedeli stanno iniziando a conoscere e ad amare, ha accompagnato anche la prima Pasqua del nuovo Papa. “Quanti deserti, anche oggi, essere umano deve attraversare! – ha sottolineato Francesco -. Soprattutto il deserto che c’è dentro di lui, quando manca l’amore per Dio e per il prossimo, quando manca la consapevolezza di essere custode di tutto ciò che il creatore ci ha donato e ci dona. Ma la misericordia di Dio può far fiorire anche la terra più arida, può ridare vita alle ossa inaridite”. 

È stato questo il cuore del messaggio Urbi et Orbi pronunciato da Francesco al termine della Messa di Pasqua celebrata in una piazza San Pietro gremita, secondo la sala stampa della Santa Sede, da 250mila persone. È stata la misericordia, parola chiave nei primissimi giorni di pontificato, il filo conduttore dell’intero testo. Questo è il termine maggiormente adoperato dal Papa in tutti i discorsi sinora tenuti ed è presente anche nel suo motto episcopale. Non a caso proprio domenica prossima, nella festa della divina misericordia istituita dal beato Giovanni Paolo II, Francesco prenderà possesso della cattedra del Vescovo di Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

Nel messaggio Urbi et Orbi il Papa ha rivolto un appello per la “pace per il Medio Oriente, in particolare tra israeliani e palestinesi, che faticano a trovare la strada della concordia, affinché riprendano con coraggio e disponibilità i negoziati per porre fine a un conflitto che dura ormai da troppo tempo. Pace in Iraq – ha chiesto ancora Francesco – perché cessi definitivamente ogni violenza, e, soprattutto, per l’amata Siria, per la sua popolazione ferita dal conflitto e per i numerosi profughi, che attendono aiuto e consolazione. Quanto sangue – ha sottolineato il Papa – è stato versato! E quante sofferenze dovranno essere ancora inflitte prima che si riesca a trovare una soluzione politica alla crisi? Pace per l’Africa ancora teatro di sanguinosi conflitti. In Mali, affinché ritrovi unità e stabilità; e in Nigeria, dove purtroppo non cessano gli attentati, che minacciano gravemente la vita di tanti innocenti, e dove non poche persone, anche bambini, sono tenute in ostaggio da gruppi terroristici. Pace nell’est della Repubblica Democratica del Congo e nella Repubblica Centroafricana dove in molti sono costretti a lasciare le proprie case e vivono ancora nella paura”.

E ancora: “Pace in Asia – ha auspicato Francesco – soprattutto nella Penisola coreana, perché si superino le divergenze e maturi un rinnovato spirito di riconciliazione. Pace a tutto il mondo, ancora così diviso dall’avidità di chi cerca facili guadagni, ferito dall’egoismo che minaccia la vita umana e la famiglia, egoismo che continua la tratta di persone, la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo. Pace a tutto il mondo, dilaniato dalla violenza legata al narcotraffico e dallo sfruttamento iniquo delle risorse naturali! Pace a questa nostra Terra! Gesù risorto – ha concluso Francesco – porti conforto a chi è vittima delle calamità naturali e ci renda custodi responsabili del creato”.