Per un tragico effetto epidemiologico il Vaffa è diventata l’essenza e l’unica espressione della vita pubblica italiana. Il problema è che per un gioco di rimbalzi i “Vaffati” finiscono per esserlo i comuni cittadini.

Ormai inebetiti davanti a questo gioco al massacro senza costrutto, capo né coda. Intanto l’effetto terapeutico del dopo elezione è finito. Sicché – a meno di non essere una tricoteuse maligna e cattiva – fa persino pena assistere all’umiliazione oltre le soglie del massacro di Pierluigi Bersani a mezzo streaming. Certo, le sue colpe sono evidenti come correo di malefatte generali (basti solo citare Siena e il suo Monte) e per responsabilità individuali (dall’appoggio ai furbetti del quartierino di matrice Coop nella stagione del “abbiamo una banca, ne’” ai recenti finanziamenti usufruiti ad personam da parte dei noti mecenati della famiglia Riva).

Però il deliberato e sadico calpestio della dignità umana è davvero un brutto vedere. Non meno del volteggiare sulle carcasse di propri sodali dell’avvoltoio da sagrestia Matteo Renzi. Così come fa davvero brutto vedere l’agitarsi degli altri piranha Pd, resi frenetici dall’odore del sangue e dell’ennesimo regolamento di conti sulla pelle del Paese. Nonostante le rituali genuflessioncelle a re Giorgio (Napolitano) e alla sua aborracciata saggezza, che poi è soltanto il vetusto pregiudizio di tutta una vita da uomo d’apparato che il pluralismo democratico coincida con la forma partito (ma che cosa ci dovremmo aspettare da uno stanco novantenne?).

Allo stesso tempo produce brividi lungo la schiena rendersi conto che “l’uomo con il pallino in mano”, Beppe Grillo, non ha la più pallida idea di come giocare la partita. Da qui un certo nervosismo di chi sente vicina la resa dei conti sulle sue promesse fumose e non sa far altro che tracheggiare insultando i lavoratori dell’informazione facendone un mazzo; nascondendosi dietro il plantigrado Vito Crimi in letargo e la dominatrice sadomaso Roberta Lombardi (“onorevole” per qualche istante). Nervosismo che inizia a diffondersi tra i grillini, che però ancora non conoscono il vero testo in cui si identifica davvero bellicapelli Casaleggio, il loro faro proiettato sul futuro: il ciclo di sette romanzi che Asimov dedicò ai 30mila anni di crollo ininterrotto della Galassia Centrale (leggi Italia), previsti dalla Fondazione del guru della scienza detta “psicostoria” Hari Seldon (leggi GianRoberto Casaleggio). Né va dimenticato il sobrio Vaffa che dal novembre 2011 ci ha indirizzato pure il bocconiano per antonomasia Mario Monti, cui esattamente un anno fa (in piena montilatria) ho dedicato un saggio all’insegna del “sotto il loden niente”.

Ma il culmine del Vaffa nei confronti del popolo italiano arriva dall’orrore che hanno risvegliato tutti i Vaffatori maldestri di cui sopra: il ritorno di Nosferatu Berlusconi. Ci si illudeva che il vampiro Silvio fosse inchiodato nel sacello. Non si teneva conto che dopo i mille interventi e trapianti (prostata, occhi, capelli, mandibola e chissà quali altri) ormai non è più un essere umano, bensì un terminator cyborg. Che si porta dietro la sua folla di zombi da Resident Evil Apocalypse. Il guaio è che tra noi non c’è nessuna Milla Jovovich che possa fare strage di questa folla barcollante e cannibale, dal pallore mortifero in decomposizione, delle varie Santanché o dei vari Brunetta. Certo non sarà Laura Puppato la nostra salvatrice.

L’ulteriore dramma è che con M5S abbiamo esaurito le possibilità di vaffare mostri e mostriciattoli e in questo buco nero in cui stiamo precipitando c’è ormai solo la ben modesta soddisfazione di assistere allo sgomitare narcisistico dei vari Vaffatori per stabilire chi è il più Vaffatore del Reame (cioè di tutti noi). Mentre si riducono i margini di manovra per quanti si dedicavano alla gratificante arte di interpretare i Vaffatori con categorie politiche, conquistando meriti da giocare in termini di audience, visibilità e carriera (i riferimenti sono chiari?). Rendiamoci conto: siamo soltanto un Paese mediocre e incanaglito, che ormai trova nel vaffaggio reciproco il proprio destino e la propria nemesi.