La miglior Pasqua possibile? Almeno al cinema, non ci sono dubbi: Su Re (“Il Re”). Ovvero il Cristo sardo di Giovanni Columbu, nelle nostre sale con la Sacher di Nanni Moretti.

Tratto dai sinottici, è un quinto vangelo – parlato in sardo, sottotitolato in italiano – che abbraccia “un sogno, in cui gli accadimenti si ripropongono nella loro perdurante drammaticità e in una sequenza non lineare: proprio come nell’esperienza del ricordare rituale e collettivo che è la messa cristiana”. Si pensa, ovvio, al Vangelo secondo Matteo di Pasolini, si ritrovano quadri e cori cinici da Ciprì e Maresco, soprattutto, si guarda alla pittura: Caravaggio, su tutti, per tagli di luce e fisiognomica degli interpreti.

Seguendo la profezia di Isaia – “Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per potercene compiacere” – Columbu affida Cristo a Fiorenzo Mattu, che non è bello, proprio no, ricorda un Bacchino tumefatto, con occhi e labbra da pesce palla. Basso, scuro e peloso: dimenticate l’iconografia zeffirelliana, il Cristo bello, biondo e agiografico, le fattezze da santino e i lunghi capelli lisci da pubblicità del Pantene. No, qui il ritorno surrettizio del sacro caro a René Girard passa dall’iconoclastia dell’immaginario eletto: cancellazione “violenta” di quel pregresso, cinematografico e non solo, che ha cancellato il sacro e aperto al suo ritorno immanente.

Tra le pietre, il vento e la natura brulla dell’isola, Columbu fa implodere le calcificazioni del devozionismo e ritrova il sapere della violenza: Cristo soffre e sanguina, ci mancherebbe, ma la violenza è un’altra. Dotta, informata e letteralmente appassionata, la potente, fascinosa rilettura di Su Re ritrova il Cristo (s)fatto uomo, una nicciana pratica di vita, riportando sullo schermo la kenosis, ovvero il salvifico abbassamento di Dio al livello dell’uomo. E’ qui che riecheggia la recente esperienza mariana di Io sono con te di Guido Chiesa: la temperatura umana è la medesima, la prospettiva “dal basso”, la carne viva, Cristo e la Madonna due come noi. Insomma, questo Su Re è un re democraticamente eletto: per essere liberi (sudditi) correte in sala.