Sono scesi in piazza reggendo tra le braccia i corpi di due agnellini morti e, in silenzio, hanno chiesto alla popolazione di non acquistare più la loro carne per le festività pasquali. La protesta condotta dall’associazione Essere Animali è stata forte, ma “viviamo nella società dello spettacolo e anche noi animalisti ci dobbiamo adeguare. Se avessimo portato con noi solo qualche cartello, forse non saremmo riusciti a comunicare con altrettanta forza il nostro messaggio: è ora di porre fine al massacro degli agnelli che ogni anno si consuma in concomitanza con la Pasqua”. Un “massacro” che conta, annualmente, circa 4 milioni di vittime in tutta la penisola, 800.000 solo nel periodo pasquale, “perché sulle tavole degli italiani possa essere presentata la loro carne”. Gli animali, del resto, sono allevati proprio per quello.

“Nascono in una filiera che li considera esclusivamente una merce dalla quale trarre profitto – spiegano gli attivisti dell’associazione – come se non avessero sentimenti, emozioni. Come se fossero oggetti inanimati da destinare al consumo”. Gli agnelli vengono uccisi a 30 o 40 giorni dalla nascita: da piccoli vengono prelevati dagli allevamenti, condotti al macello, storditi con pinze appoggiate sulle tempie, attraversate da corrente elettrica, e poi sgozzati. Come tutti i mammiferi. Trattati, per giunta, “con crudeltà inaccettabile dall’industria ovina, come dimostra la ricerca condotta da Animal Equity (www.salvaunagnello.com)”. Che mostra immagini di animali morti lasciati nei recinti assieme a quelli vivi, spaventati, trattati come se non percepissero dolore o paura. “E’ ora di dire basta”.

L’appello è rivolto alla popolazione, che, spiega l’associazione, “consuma carne per ragioni culturali, è una scelta che può essere modificata”. “Le sofferenze di questi agnelli e la paura che hanno di fronte alla morte devono spingerci a un’ampia riflessione sull’utilizzo degli animali – continuano i manifestanti – non vi è dubbio che siano esseri senzienti, capaci di provare emozioni e sentimenti proprio come noi”.

Gli animali portati in piazza erano deceduti negli allevamenti, prima quindi di essere trasportati, ancora cuccioli, al macello. E per Essere Animali sono il “simbolo” di tutti i loro simili che vengono uccisi durante le feste. “Crediamo sia necessario mostrare questi animali perché le persone sono abituate a mangiare carne ma non riflettono sulle conseguenze di questa azione, che causa agli animali una vita piena di sofferenze e una morte violenta”.