Il mio articolo del 19 marzo su Papa Francesco ha ricevuto molte critiche da parte dei lettori. Una parte delle obiezioni si basa sulla mia passata militanza nell’organizzazione Montoneros, fatto che non ho mai negato e che accadde in circostanze dittatoriali molto, molto diverse dalla democrazia.

Mi si dice anche di essere pagato dai Kirchner o mi chiamano “l’assessore di Cristina”. Da dieci anni la stampa di opposizione in Argentina inventa queste falsità, da un lato per attaccare Nestor Kirchner, associandolo a me, e dall’altro per vincolare me a Kirchner. 

La cronologia, però, lo smentisce punto per punto. Sono un giornalista dal 1960 e pubblicai la prima denuncia sul ruolo di Bergoglio nel 1999, quattro anni prima che i Kirchner arrivassero al governo. E adesso che Cristina ha baciato il Papa e ha chiesto a tutti i suoi sostenitori di non ricominciare a fare domande sul suo conto, io continuo a pubblicare i miei articoli a riguardo, con la stessa autonomia con la quale ho iniziato.

Inoltre, si nota come un documento del 1979 non è prova di un delitto commesso nel 1976. Questo è così certo come il fatto che mai io lo considerai più di ciò che è, ovvero un elemento di contesto, dato che coincide con il doppio messaggio che i sacerdoti Orlando Yorio e Franc Jalic attribuiscono all’allora superiore dei gesuiti Jorge Bergoglio. Una carta scritta da Yorio al suo superiore generale della Compagnia del Gesù nel 1977, quando tornò in libertà, un libro scritto da Jalics nel 1994 e le interviste che realizzai con ognuno di loro sono le prove del comportamento di Bergoglio (cioè che lo perdonò) e del fatto che, durante molti anni, credette di essere stato denunciato. Ma dopo molte conversazioni, si convinse che non era così. E’ un peccato che non spiegò come fu quella conversazione.

Ma nel diario tedesco “Frankfurter Allgemeine” pubblico un’intervista con un fratello di Jalics, che “era convinto che Bergoglio avesse denunciato lui e Yorio alla giunta militare per indicare che nel Bajo Flores si nascondevano i guerriglieri. Questa accusa fu pronunciata varie volte nella cerchia familiare”. Secondo la giornalista Marie Katarina Wagner, dopo un incontro nel quale Bergoglio chiese scusa, “Jalics bruciò tutti i documenti dell’epoca”.

Infine, si paragonano i miei dati con l’opinione del Premio Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel. Costui, dopo essersi espresso a favore di Bergoglio, è stato invitato in Vaticano, dove ha tenuto, radioso di gioia, una conferenza stampa nella quale è tornato a difenderlo. Ma otto anni fa, quando si riunì il precedente Conclave dopo la morte di Giovanni Paolo II, Pérez Esquivel disse qualcosa di molto diverso. E cioè che Bergoglio riteneva che “tutti coloro che lavoravano nel sociale con i più poveri e i più bisognosi, erano da considerarsi comunisti, sovversivi e terroristi”.

I giornalisti gli chiesero la sua opinione circa la possibile elezione del capo dei gesuiti a Pontefice. Pérez Esquivel rispose: “Un Papa deve avere una definizione chiara e concreta. Bergoglio è un uomo molto intelligente, è un uomo abile, ma è una persona ambigua. Spero che lo Spirito Santo oggi stia sveglio, e che non si sbagli”. E’ possibile visionare l’intervista a questo link

Continuo ad avere rispetto per ciò che scrissi quattordici anni fa, non cambierò la mia opinione “ogni morte di Papa”. Lo faccio con il maggior riguardo, ricorrendo agli strumenti base della mia professione di giornalista, ovvero le interviste e i documenti. Non sono nemmeno anticlericale, come disse il portavoce vaticano Federico Lombardi. In ognuno dei quattro volumi della mia “Storia politica della Chiesa in Argentina”, includo questa premessa: “Queste pagine non contengono giudizi di valore sui dogmi e sul culto della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Piuttosto sono un’analisi del suo comportamento in Argentina, negli anni che vanno dal 1976 al 1983, come ‘realtà sociologica di un popolo concreto in un mondo concreto’, secondo i termini della stessa Conferenza Espiscopale. Invece, la “realtà teologica del mistero” vale solo per i credenti, i quali meritano comunque tutto il mio rispetto”.