Editoriale di apertura di Michele Santoro, che apre la nuova puntata commentando le consultazioni odierne e la strategia del Movimento 5 Stelle. “Bersani canta ‘Io sono ancora qua’, come Vasco Rossi” – esordisce il timoniere di “Servizio Pubblico” – l’anima al diavolo non si vende, ma si dona. Grillo poteva non venderla, ma donarla per consentire a un governo di nascere. E può ancora farlo, suggerendo uno o più nomi di candidati approvabili del Pd”. E aggiunge: “Grillo è mal consigliato: con un governo senza fiducia non si possono fare leggi importanti, come la legge elettorale o il salario minimo garantito”. Santoro poi racconta minuziosamente cosa è avvenuto dopo la telefonata del presidente del Senato, Pietro Grasso, a “Servizio Pubblico” giovedì scorso. “Finita la trasmissione” – afferma – “mi sono precipitato a telefonare al direttore di rete, Ruffini, per fare uno speciale prima di giovedì. Ero pronto a fare un passo indietro per scegliere un altro conduttore per il confronto”. E continua: “Ho appreso che la mattina seguente, alle 7 e 30, Grasso manda una conferma scritta accettando l’invito di Formigli. Poi i telefoni di Grasso e dei suoi collaboratori sono risultati staccati. Contatto allora il centralino del Quirinale e dopo ripetuti tentativi parlo con una segretaria di Grasso che, imbarazzatissima e gentilissima, mi dice che Grasso era fuori Roma”. Santoro però spiega: “Il giorno dopo l’ho incontrato a Roma, ai funerali di Antonio Manganelli”. E domanda, con riferimento a Formigli che non viene nominato esplicitamente: “Cosa sarebbe accaduto se nella polemica tra Saviano e Maroni mi fossi intromesso per invitare Saviano per fare un confronto con Maroni? E noi dovevamo andare proprio da quello che disse: ‘Io nemmen0 10 euro dò a ‘Servizio Pubblico'”?”. E sottolinea che neppure Bersani ha mai voluto mettere piede a Servizio Pubblico. Un po’ come faceva prima Berlusconi