Per oltre una settimana sui giornali di tutto il mondo è rimpallata la notizia che la Corte Suprema di New York ha bocciato, per ora, la nuova legge del sindaco Bloomberg che avrebbe vietato i maxi formati di bevande zuccherate.

Non hanno riscosso lo stesso clamore i dati dello studio fatto dall’American Hearth Association, secondo cui il consumo eccessivo di bevande zuccherate è associabile a circa 180.000 decessi nel mondo, e questo soltanto durante l’anno 2010: 133.000 decessi  legati al diabete, 44.000 legati alle malattie cardiovascolari e 6000 legati al cancro. Il 75% dei decessi è avvenuto in paesi a basso o medio reddito. Nonostante, negli ultimi 15 anni, il consumo di bevande zuccherate sia diminuito di quasi il 20%. Mentre il consumo di acqua, soprattutto però in bottiglie di plastica, è aumentato di quasi il 40%.

Ho già scritto degli effetti nocivi associati al consumo eccessivo di bevande zuccherate, anche quelle a cosiddette zero calorie. Il problema è capire cosa si intenda per “eccessivo” e specie per quale fascia di età. Non si tratta solo di Coca Cola o Fanta, ma anche dei “fruit drinks”, succhi di frutta zuccherati, e dei “sports drinks”, (il gatorade per intenderci): bevande che contengono carboidrati e vitamine e elettroliti, oltre agli zuccheri, e sono bevute durante l’attività sportiva al fine di reidratarsi e sostenere lo sforzo.

C’è poi il caso degli “energy drinks”, i cosiddetti “reintegratori energetici”, come li ha recentemente definiti l’Istat, mettendoli perfino nel paniere dei consumi degli Italiani. In Italia i più venduti sono Red Bull, Burn, Tiger Shot, Red Devil etc. Si tratta di bevande consumate, con l’intento di reintegrare energie, dalla maggior parte dei giovani europei  fra i 10 e i 18 anni: quasi il 70% (56% in Italia), come mostra un recentissimo rapporto Efsa. Difatti l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare sta monitorando l’esposizione dei più giovani ai principi di queste specifiche bevande, fra cui  la taurina e il D-glucurono-gamma-lattone. Ma soprattutto la caffeina, dato che gli energy drink rappresentano, per i bambini dai 6 ai 10 anni, un’autentica iniziazione precoce alla caffeina. Che non è consigliabile affatto a quell’età. Purtroppo l’obbligo in etichetta di segnalare un “alto contenuto di caffeina. Non raccomandato per bambini o donne che allattano” arriverà solo alla fine del 2014.

Due mesi fa, il Dipartimento della Salute degli Stati Uniti ha pubblicato un rapporto che mostra come l’uso di energy drinks ha fatto raddoppiare i giovani finiti in ospedale. E non per abuso di tali bevande, nella maggior parte dei casi, ma per effetti intrinseci alle bevande stesse. I rischi aumentano nel caso gli energy drinks si consumino, come non di rado avviene, in condizioni di stress fisico da attività sportiva o, peggio, assieme ad alcolici. Difatti, negli sballi da fine settimana, per mascherare gli effetti dell’alcol e mantenersi “lucidi”, il 53% dei giovani europei (59% degli Italiani) mescola bevande alcoliche e a bevande energizzanti. In quanto la caffeina falsa la percezione dell’ebbrezza e la riduce, spingendo a sentirsi lucidi. E così cocktail di alcol ed energizzanti vengono bevuti per favorire gli effetti positivi dell’alcol, quale euforia o mancanza di inibizione, e sfavorire quelli negativi, come mal di testa, calo di attenzione e riflessi.

Il Ministero della Salute ha definito tali cocktail, in un comunicato, un “rilevante problema di salute pubblica”: invitando a consumare, lontano da alcolici, non più di mezza latina (125 ml) di energy drinks al giorno. Del resto una lattina contiene circa 9 zollette di zucchero: un altro “rilevante problema” di salute per un paese con un tasso di obesità infantile fra i più alti d’Europa.