Prezzi del petrolio in dollari al barile. Le tracce nere e blu si riferiscono a due “standard” usati comunemente come indici dei prezzi (il “Brent” e il “West Texas Intermediate” – WTI). La traccia verde mostra la differenza fra i prezzi (“spread”).

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La crisi politica e finanziaria ha fatto passare completamente in secondo piano la questione energetica. Ma, mentre noi siamo preoccupatissimi delle nostre beghe, non possiamo ignorare cosa succede nel mondo per quanto riguarda la disponibilità di petrolio e gas. Vi riassumo la situazione in termini molto sintetici. 

1)  I prezzi petroliferi sono stabili ormai da qualche anno intorno ai 100 dollari al barile. Non molti anni fa, questi livelli sarebbero stati considerati una catastrofe planetaria ma, apparentemente, oggi la cosa non fa più notizia. Tuttavia, è un disastro per il nostro paese che, nel 2012, ha speso oltre 66 miliardi per importare energia fossile

2)  La produzione mondiale di petrolio convenzionale si mantiene costante o in lieve declino. Viceversa, la produzione di “liquidi” come i biocombustibili o dalle sabbie bituminose è in aumento, perlomeno in termini volumetrici. Nella media, la produzione totale è stabile. Continua ad aumentare la produzione irachena dopo che le infrastrutture sono state rimesse in sesto dai danni della guerra. Cala la produzione iraniana, probabilmente a causa dell’embargo economico. Di recente, la produzione saudita ha visto un vero e proprio crollo, probabilmente una scelta per mantenere alti i prezzi. In Russia, la produzione aumenta debolmente, nonostante i grandi sforzi e gli investimenti in corso. Anche negli Usa, la produzione di petrolio convenzionale è in calo, che però viene più che compensato dalla produzione di liquidi da sabbie bituminose. 

3)  La situazione del gas è complessa: gli alti costi di trasporto lo rendono una risorsa locale, non globale come lo è il petrolio. Qui, il fenomeno interessante è il “boom” del gas da “fracking” negli USA, che ha dato origine a un grande ottimismo generalizzato per il futuro, ma che già da segni di essere in via di esaurimento. Si parla di usare il “fracking” anche in Europa ma le risorse di gas stimate sono scarse. Semmai, è la Cina che potrebbe ripetere l’exploit degli Stati Uniti sul proprio territorio, ma la cosa è tutta da sperimentare. Per l’Europa, che dipende più che altro dalla Russia e dal Mare del Nord per il gas naturale, non ci sono segni di una crisi imminente, ma queste risorse sono comunque limitate.

In sostanza, negli ultimi anni, l’industria dei combustibili fossili si è trovata in difficoltà a mantenere la tendenza alla crescita che era state normale fino ad allora. Tuttavia, gli alti prezzi hanno dato origine a una vera “corsa all’oro nero” che ha permesso di evitare il declino, riuscendo anche a incrementare la produzione in certe regioni, come gli Stati Uniti. Quanto questa tendenza potrà durare, è difficile dire; di certo però non all’infinito e forse non più di qualche anno. Nel frattempo, stiamo continuando ad immettere quantità crescenti di anidride carbonica nell’atmosfera, creando problemi potenzialmente anche più gravi di quelli legati all’esaurimento, ma non riusciamo a liberarci dai combustibili fossili. Ci riusciremo mai?