“Sono cresciuta in fretta, io. Neanche il tempo di essere ragazza, ed ero già donna. Cresciuta in fretta, troppo in fretta. “Come tutte le belle figliole”, diceva mio padre. Ma in realtà la bellezza non c’entrava. C’entrava la fame. La fame fa crescere in fretta. Belli e brutti, figliole e figlioli. Se non li ammazza prima”.

Si apre così Leonilde – Storia eccezionale di una donna normale, il monologo di Sergio C. Perroni su Nilde Iotti, diretto da Roberto Andò (fresco regista cinematografico di Viva la libertà) e interpretato da Michela Cescon (Primo Amore, Vincere) che mercoledì 27 marzo alle 21 sarà in scena sul palco di Pubblico, il teatro di Casalecchio di Reno (Bologna).

E la vita della Iotti, diventa la vita di una donna la cui vita testimonia gran parte della storia dell’Italia moderna. Eletta parlamentare a 26 anni, membro della “Commissione dei 75” che diede vita alla Costituzione, prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera: con la sua vita ripercorriamo le tappe cruciali del Novecento e i temi fondanti della nostra contemporaneità, dal Fascismo alla Seconda Guerra Mondiale, dalla Resistenza alla nascita della Repubblica, dalla Costituzione alla conquista dei diritti delle donne.

Ma Leonilde è soprattutto la storia di una donna determinata e tenace, per quasi vent’anni compagna “scomoda” di Palmiro Togliatti; una grande donna italiana che, in un’Italia ancora troppo bigotta per accettare la sua relazione con un uomo sposato, antepone i sentimenti alla ragione e difende coraggiosamente il valore delle proprie scelte.

“E’ morta soltanto nel 1999, ma riferendosi a lei sembrano passati secoli”, spiega al fattoquotidiano.it la protagonista Michela Cescon, “a parte questi ultimi anni di brutta politica si è perso il valore di un termine che non va più di moda: la coerenza. Questi erano personalità forti che sentivano il loro lavoro come una missione. La Iotti, come tante altre figure della politica del primo dopoguerra, per difendere il paese ha compiuto tante rinunce personali. Si chiama responsabilità delle proprie scelte”.

“Certo è”, prosegue, “che quando sento personaggi come la Santanché paragonano la Iotti alla Minetti e dicono che  anche lei faceva benissimo politica, ma nella stanza sopra delle Botteghe Oscure e che quindi anche Togliatti aveva il suo Bunga Bunga, ecco intuisco che c’è un click grave che scatta nella testa delle persone comuni, quelle giovani magari che non ricordano dell’epoca e delle figure storiche di cui stiamo parlando”.

Un legame discusso e chiacchierato quello tra il “Migliore” e l’austera dirigente del Pci che diventerà poi per due legislature presidente della Camera dei Deputati: “Nello spettacolo si sente la fatica fisica di questa donna, la fatica per il percorso scelto, sempre in salita. Il Partito Comunista la massacrò per questo amore illegale e ci sono perfino fonti storiche che parlano dell’obbligo di un aborto”.

“Ad ogni modo”, chiosa Cescon, “la mia Iotti non è un’imitazione, perché non riduco la mia recitazione a macchietta, mancherei di rispetto a me e alla persona che interpreto. Semmai ho provato a toglierle quell’austerità che tutti ricordano e ho provato a dare a questa storia un percorso epico”.

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