Soli di fronte a Dio, curvi sullo stesso inginocchiatoio, Francesco e Benedetto pregano insieme. Due uomini vestiti di bianco, pari nella dignità. E’ l’immagine non immaginabile ancora poche settimane fa. Bestemmia per i più conservatori. Fonte d’inquietudine per quanti temono che il simbolo roccioso del sovrano pontefice si stia incrinando e non si sa dove andrà a finire la cattolicità.
É un evento portentoso come il fulmine, che ha sfiorato la croce della cupola di San Pietro il giorno dell’abdicazione di Benedetto XVI. Un Papa se ne è andato, un altro è venuto. E stanno insieme. Non ci sono – come pure è accaduto nella storia millenaria della Chiesa – un vincitore e uno sconfitto, un sovrano nella luce e un reietto nell’ombra. Pregano insieme due fratelli, testimoniando la grande svolta del Papato. Tramonta il pontefice divinizzato, sorge lentamente la nuova idea che il Papa romano è un “servitore” davvero di Cristo e che al momento opportuno il servitore si fa da parte affinché la missione sia continuata da un altro. Di fronte alla visione di un “doppio pontefice” Paolo VI era arretrato dal dimettersi, pur avendo già scelto in cuor suo un eremo in Svizzera. Giovanni Paolo II aveva scelto di andare avanti con il suo martirio, perché “non c’è posto per un Papa emerito”. 

Nella cappella di Castelgandolfo, dinanzi alla Madonna Nera voluta da Giovanni Paolo II, l’ultimo Papa-imperatore, Francesco e Benedetto fanno storia.

Un elicottero bianco ha portato via dal Vaticano Joseph Ratzinger il 28 febbraio. Un elicottero bianco porta neanche un mese dopo il successore, Jorge Mario Bergoglio, a incontrare il Papa “ex”. Dall’alto Francesco ha guardato incuriosito il paesaggio tra Roma e Castelgandolfo. E incuriosito guarda dal finestrino dell’elicottero verso il predecessore, che in talare bianca e candida giacca a vento lo attende all’eliporto. Benedetto XVI è più fragile, più invecchiato, irrigidito dall’emozione tende le mani verso il successore. Francesco, preda anche lui di una sottile tensione appena visibile, allarga le braccia e afferra il pontefice tedesco. Si abbracciano. Ma la straordinarietà della situazione fa sì che i due per tutta il tempo della visita si diano del lei.

Entrambi salgono in macchina per recarsi alla villa. Più tardi entrano nella cappella. Il Papa regnante qualche passo più avanti, l’ex Papa un po’ più indietro, appoggiandosi al bastone. Ed è in quel momento che Francesco prende per mano Benedetto e con tenera determinazione lo guida a inginocchiarsi insieme nel primo banco. “Siamo fratelli”, esclama e non pensa nemmeno di sedersi davanti all’altare, dove gli hanno apparecchiato un pomposo seggio papale con inginocchiatoio.

Così pregano uno a fianco dell’altro. Ratzinger, sempre in giacca a vento, un po’ smarrito, il ciuffo ben pettinato che gli esce dallo zucchetto bianco, le mani giunte. Bergoglio, assorto, reggendo con una mano l’altra, quasi a confortarsi per le prove che lo attendono. Quando sul finire della visita Francesco regala a Benedetto un quadro, spiegando che “si chiama la Madonna dell’Umiltà e, mi permetta di dirlo, ho pensato a lei”, Ratzinger di slancio gli afferra la mano e sussurra “grazie, grazie”. Continua Francesco: “Lei ci ha dato tanti esempi di umiltà…tanta tenerezza”. E Benedetto, tenendogli stretta la mano, mormora commosso: “Non dimentichiamo”. Dura quasi tre ore la visita di Papa Bergoglio al suo predecessore a Castelgandolfo.

Hanno pregato insieme, mangiato insieme e per quaranta minuti hanno conversato in uno studio della villa papale. Seduti uno di fronte all’altro, davanti a un tavolino su cui era collocata una cassetta piena di documenti in cima alla quale c’era una grande busta bianca sigillata. Probabilmente un memorandum preparato da Benedetto XVI per illustrare al successore i punti nodali più rilevanti del governo papale e della situazione della Chiesa, secondo quanto ha potuto sperimentare durante gli otto anni di pontificato. Commentano in Vaticano che non dovrebbe trattarsi di consigli – troppo grande è la discrezione di Ratzinger – piuttosto di una riflessione sui temi più difficili. 

Proprio alle questioni cruciali della cattolicità nel XXI secolo è stato dedicato il faccia a faccia tra i due pontefici. Si è certamente anche accennato alla delicata situazione della Curia. Però la relazione Vatileaks Papa Francesco l’ha già da giorni a sua disposizione in Vaticano, perché ai tre cardinali investigatori era stato affidato il compito di consegnarla al nuovo pontefice. Peraltro, essendo un documento ufficiale, Ratzinger non poteva tenerla con sé dopo il 28 febbraio. Papa nuovo e Papa ex hanno passato in rassegna lo stato della fede cristiana nel mondo contemporaneo. Non sarà l’unica volta. Anche se a maggio Benedetto andrà in Vaticano a “nascondersi al mondo”, come ha promesso, Francesco non lo ignorerà. Non per chiedere consigli. Ma perché un fratello non volta le spalle al fratello. Nascerà una famiglia papale inedita, c’è da scommetterci.

Il Fatto Quotidiano, 24 Marzo 2013