Silvio Berlusconi guadagna tempo. Il processo Ruby in cui è imputato il Cavaliere è stato sospeso. Lo ha deciso il collegio del Tribunale di Milano presieduto da Giulia Turri, per consentire alla Cassazione di decidere sulla rimessione avanzata dalla difesa dell’ex premier. In tal senso l’udienza è stata rinviata al prossimo 22 aprile accogliendo così la richiesta tanto dai legali dell’imputato quanto dall’accusa rappresentata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini.

La difesa, rappresentata oggi in aula dal sostituto processuale Alessandra Merenda, ha insistito sulla richiesta della “sospensione del processo”, in attesa della decisione della sesta sezione della Suprema Corte, e in via subordinata ha chiesto il legittimo impedimento per l’ex premier visto che, come indicato sul sito del Parlamento, oggi si tiene un’”assemblea informativa” sull'”esito dell’ultimo Consiglio europeo”. A sorpresa la Boccassini si è associata alla richiesta di sospensione del processo e i giudici, senza neanche riunirsi in camera di consiglio, hanno rinviato il processo al prossimo 22 aprile.

L’istanza di rimessione per legittimo sospetto era stata presentata due settimane fa dai legali di Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo, che avevano richiesto il trasferimento dei processi Ruby e Mediaset da Milano a Brescia, facendo riferimento all’articolo 45 del codice di procedura penale, nel quale si parla di “gravi situazioni locali tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili” che possono pregiudicare “la libera determinazione delle persone che partecipano al processo, ovvero la sicurezza o l’incolumità pubblica, o determinano motivi di legittimo sospetto”. Una richiesta arrivata dopo la presentazione di diverse istanza di legittimo impedimento per motivi di salute e per impegni politici di Berlusconi e dopo la manifestazione dei parlamentari del Pdl davanti a Palazzo di Giustizia.

Ultima richiesta di legittimo impedimento accolta è stata quella di sabato scorso, quando i giudici del processo Mediaset hanno riconosciuto al Cavaliere l’esistenza di “un impegno istituzionale legato alla formazione del governo”, un’attività politica, ma non parlamentare. Una decisione, quella dei giudici, che è andata incontro all’invito di Giorgio Napolitano di “garantire la partecipazione politica a Silvio Berlusconi”.