I giudici di Torino hanno condannato in primo grado Giuliano Soria a quattordici anni e sei mesi di reclusione. Due anni e mezzo in più di quanto chiesto dai pm per il boss del premio Grinzane-Cavour, riconosciuto colpevole di utilizzo illecito di denaro pubblico, maltrattamento di alcuni collaboratori e molestie sessuali al maggiordomo delle Mauritius. È stato proprio Hemrajsing Dabeedin, detto Nitish o anche “sporco negro” e “bestia selvaggia” dal Professor Soria, a far partire l’azione giudiziaria nel 2009. Grazie a diversi video di avances aggressive girati col telefonino e alle prime rivelazioni sulla gestione finanziaria del premio. Su circa venti milioni di euro pubblici transitati per le casse del Grinzane nei quattro anni precedenti l’arresto, 4.5 sono finiti nelle tasche del 62enne ispanista di Costigliole d’Asti.

Poco prima di finire dentro insieme al fratello Angelo, dirigente della regione Piemonte condannato a sette anni per concorso, il Professore ha chiamato un collaboratore: “Mi vogliono incastrare, c’è di mezzo una donna” ha detto. “Una donna?” si è chiesto il collaboratore stupito. Bulimico di manifestazioni patinate, cene eleganti e sesso con giovani di tutto il mondo, Soria non era certo noto per la frequentazione del genere femminile. Nel giro di poche ore dalla telefonata il castello di carta, più banconote che romanzi, è crollato.

In tribunale sono sfilati diversi funzionari della regione spiegando che il sistema veniva finanziato senza troppo indagare. Bastava che Soria presentasse un bilancio certificato e i milioni piovevano come nocciole delle Langhe. Qualche autocertificazione, una bella rassegna stampa e tutto si aggiustava. Quasi venti milioni dal 2005 per non parlare di quelli elargiti in precedenza. In tribunale c’è stata anche una penosa passerella di fornitori di arredi, compresi cessi costosissimi, che hanno abbellito le case del Professore. Lo scopo dei premi, si sa, è premiare gli organizzatori in termini di prestigio. Ma il Professore è andato ben oltre premiando se stesso anche economicamente.

Nella migliore delle ipotesi i soldi venivano spesi allegramente. Come per il riconoscimento a Philip Roth. L’autore del Lamento di Portnoy non ci pensava proprio di andare nel castello che prende il nome dallo statista Cavour ed è sede del premio fondato dal salesiano Francesco Meotto nell’82. Soria si è inventato un Master Award da consegnare quasi a domicilio nel 2007. Cioè all’istituto di cultura italiano di New York. Il Professore sapeva salassare la regione ma anche diversi comuni delle Langhe, e naturalmente il ministero dei beni culturali, nonché diversi sponsor privati. La crisi economica si stava per abbattere sul pianeta, con la cultura in prima fila a subire tagli, ma nel 2007 si celebravano gli ultimi fasti in una costosa trasferta per farsi la foto accanto al grande scrittore.

Lo scopo ufficiale del premio era avvicinare i giovani alla lettura. Gli studenti delle superiori dovevano scegliere i vincitori tra i candidati scelti da una giuria di critici e scrittori. Viste come sono andate le cose e la condizione precaria di molti giovani il Grinzane poteva al massimo spingere alla rivolta sociale o istigare alla truffa.

Il premio è andato a fior di letterati italiani e stranieri, questo va detto, e nessuno di loro poteva sospettare niente: Primo Levi, Kenzaburo Oe, Bohumil Hrabal, Thomas Bernard, Alberto Arbasino, Raffaele La Capria… Le più splendide penne del ventaglio letterario mondiale. A dispetto del Dna giovanilistico e democratico, le manifestazioni grinzaniane non erano popolari o aperte al pubblico. La stampa partecipava, ospitata in Piemonte e all’estero nelle varie propaggini del premio che ultimamente spaziavano dall’Argentina all’Africa, dalla pampa alla savana. Chi scrive, come il 90 per cento dei giornalisti che si occupano di cultura, è stato ospite del Grinzane sia pure di serie B finendo a dormire nell’hotel Roma di Torino, rimasto uguale dai tempi in cui si è ucciso Pavese nella stanza numero 43. Pavese che è langarolo e si rivolterà nella tomba.

Messo in liquidazione, il marchio creato da Soria è stato ceduto per duecentomila euro alla fondazione Bottari Lattes ed è diventato il premio Bottari Lattes Grinzane, giunto alla terza edizione. Un miracolo che qualcuno abbia sborsato dei soldi nel pieno dello scandalo. Si dice che i liquidatori abbiano trovato di tutto nelle proprietà del Professore, compreso una cantina non fornita di vini ma attrezzata di costosi macchinari per pratiche sessuali sado-maso fatte venire dall’America. Padre e padrone di un premio andato talvolta a scrittori mediocri purché famosi, come Coelho, l’ispanista di Costigliole d’Asti ha scritto dietro le quinte della manifestazione un romanzo grottesco sulla perversione del potere che ci vorrebbe un Capote per raccontare.

Il Fatto Quotidiano, 23 Marzo 2013