C’è una nuova firma che si aggiunge al centinaio di intellettuali, associazioni e cittadini che sostengono il referendum contro i finanziamenti alle scuole private paritarie. È quella del giurista Stefano Rodotà, ex garante per la Privacy, un nome che circola anche nel PD come candidato a Presidente della Repubblica, che ha deciso di sottoscrivere l’appello del comitato Articolo 33, promotore della consultazione che si terrà domenica 26 maggio a Bologna.

Rodotà: «Appoggio un’iniziativa non aggressiva nei confronti dei privati e rispettosa dei diritti e degli obblighi della Repubblica (…) Le scuole private si possono liberamente istituire senza oneri per lo Stato, è un principio della Costituzione. La Costituzione prevede che sia la Repubblica a istituire le scuole statali, di ogni ordine e grado. E quando ci sono difficoltà economiche, bisogna prima di tutto garantire le risorse per le scuole statali».

Ed ecco invece la posizione di Massimo Cacciari, il filosofo, in una intervista: “Viviamo in un mondo globale dove prevale l’omologazione dei princìpi, dei comportamenti e dell’etica”.

Domanda del giornalista: “E la difesa del principio della scuola pubblica sempre più impoverita di mezzi e risorse?”

Cacciari: “Non tiriamo in ballo i princìpi, questa è una questione puramente tecnica, se fossi un cittadino bolognese voterei per mantenere i fondi alle scuole private”.

Coerenza filosofica.

Articolo 33 della Costituzione: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Sembra chiaro: “senza oneri per lo Stato”, mi pare un buon principio oltre che una legge suprema della Repubblica. Ma si sono talmente affilate le unghie che ce l’hanno fatta ad arrampicarsi sugli specchi. Dicono che pagando le private con soldi pubblici (nostri) si risparmiano allo Stato molti oneri (soldi). Le private fanno gli interessi della scuola statale! Meno male che ci sono quindi.

Là non c’è libertà di insegnamento e chi rimane fuori dalle materne comunali è costretto suo malgrado a rivolgersi ai privati ma, come dice Cacciari: “Non tiriamo in ballo i princìpi, questa è una questione puramente tecnica”, questione di soldi!

Il principio qui non vale e allora perché non stabilire una quota di PIL da dare ai privati e che facciano tutto loro? Sarebbe un bel risparmio anziché stare qui a menarcela con una scuola che non regge l’urto delle necessità minime (insegnanti, posti delle materne non assicurati per tutti, edifici fatiscenti, nella scuola di mia figlia mi vengono chiesti soldi anche per la carta igienica nei cessi, ecc.). Io non ho studiato filosofia ma ad occhio mi pare che il filosofo Cacciari abbia torto e il giurista Rodotà abbia ragione.