In giorni di grande scambio di segnali, tra anello piscatorio d’argento placcato oro e annunci di autoriduzioni di emolumenti, molti di noi hanno ancora negli occhi quel doppio arcobaleno del 27 maggio 2011, in Piazza del Duomo, a Milano, a cantare a squarciagola ‘Tutta mia la città’.                                            

L’abbiamo colto come un buon auspicio, o forse più che altro come la realizzazione di un desiderio che avevamo dentro di noi, dopo che per una volta, la sinistra aveva fatto le cose per bene. Si era confrontata, aveva dibattuto anche aspramente, ma poi si era mobilitata e aveva vinto, battendo non solo la Moratti, ma anche quella voglia di farsi del male che la contraddistingue da sempre. Conosco Stefano Boeri dai tempi del Movimento Studentesco, Giuliano Pisapia un po’ meno. Ho, nel mio piccolo, sostenuto tutti e due nella preparazione delle primarie, anche se pensavo che Pisapia avrebbe avuto più chances di vittoria finale.

Perché credevo nel fortissimo segnale dato da votazioni primarie combattute, trasparenti e leali. E’ andata bene, ma dopo meno di due anni una specie di mosca olearia (malattia dell’ulivo) si è annidata nella coalizione che amministra Milano. Al di là delle immagini più o meno retoriche penso che in città si stia assistendo a una resa dei conti dopo il buco nell’acqua  alle elezioni nazionali e la sconfitta alle regionali, dove un nome nuovo come Umberto Ambrosoli, non si è trasformato in un candidato capace di combattere ad armi pari contro una coalizione che schierava uno degli uomini politici più noti in Italia e un gruppo di potere che ha dominato con Formigoni la politica lombarda per quasi vent’anni.

Che tra l’altro allineava tra i simpatizzanti uno dei favoriti alla nomina a Papa. Da Milano sono partite storicamente un sacco di novità per il nostro Paese, alcune buone altre molto meno. L’arancione di Pisapia credevo potesse appartenere alla prima categoria, in grado poi di proliferare in tutta Italia. Chi tra Boeri e Pisapia abbia ragione a questo punto  poco interessa, certo è che di giornate con due arcobaleni avanti di questo passo ne vedremo poche, anche se continuo a sperare nel contrario e so che le primavere a volte si annunciano quando e dove meno te lo aspetti, comunque sempre alla fine di un inverno.