“Oggi siamo di fronte ad un paese in difficoltà – ha spiegato il presidente dell’Istat Enrico Giovannini -, che soffre una crisi economica più grave di quella degli Anni trenta, che ha spinto le famiglie a ridurre drasticamente i consumi e l’insicurezza politica da questo punto di vista non aiuta”. Per il futuro i previsori parlano di un recupero, che sarà tuttavia molto limitato: “Un recupero trainato dalla domanda estera, nell’ordine dello zero virgola qualcosa, quindi insufficiente a far ridurre la disoccupazione in tempi brevi con un effetto sociale ritardato nel tempo”. La fotografia del Paese e del suo particolare momento socio economico si legge anche tramite i dati e i numeri trattati quotidianamente dall’istituto di statistica: “Mi vengono in mente tre dati che parlano del momento – ha detto Giovannini -. Ci sono tante imprese nel settore dell’esportazione che fanno fatturati addirittura superiori al periodo ante-crisi, significa che chi è preparato e ha saputo rinnovarsi può farcela, la crisi riguarda soprattutto chi si rivolge prevalentemente al mercato interno. C’è poi il dato che parla di più di 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano, una generazione preparata ma che teniamo in panchina e rappresenta una grave perdita di capitale umano. L’ultimo, altrettanto preoccupante è che il 44% dei giovani immigrati di seconda generazione non finiscono la scuola dell’obbligo (a fronte del 15% degli italiani) una perdita di capitale umano che può determinare problemi di lungo termine nella capacità del paese di creare ricchezza”  di Alessandro Madron