La liquidazione dei crediti delle imprese da parte della pubblica amministrazione potrebbe portare a un aumento in 5 anni di 250.000 occupati e a una crescita del Pil dell’1% per i primi 3 anni, fino ad arrivare al +1,5% nel 2018. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, chiedendo al Governo un provvedimento per il pagamento immediato.

“Questi dati dimostrano – ha dichiarato Squinzi – che l’immissione di liquidità nel sistema delle imprese innescherebbe un circolo virtuoso portatore di posti di lavoro e, quindi, maggiori consumi. Confindustria auspica che il governo in carica provveda tempestivamente ad adottare, già dal prossimo Consiglio dei ministri, tutti i provvedimenti necessari per la liquidazione di quanto spetta alle imprese, così come indicato dalla Commissione europea e chiaramente emerso dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio”.

Squinzi è intervenuto dopo le dichiarazioni del ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, al quotidiano della Confindustria. ”Dopo il via libera della Commissione europea non vedo ragioni per non procedere con un provvedimento d’urgenza per sbloccare i pagamenti della pubblica amministrazione – ha affermato Grilli in un’intervista al Sole 24 Ore – il ministero è pronto al decreto”. Certo, aggiunge, “ci sono ancora molti aspetti tecnici da definire. E la decisione sullo strumento da adottare non tocca a me. Ma se è vero che siamo davanti a un’emergenza, e io credo che sia vero, è giusto partire prima possibile. Ci stiamo lavorando con la massima urgenza, poi toccherà a Monti decidere quando spingere il bottone”. Grilli assicura che “da parte del Tesoro non verranno messi inutili ostacoli o complicazioni burocratiche” e i controlli saranno “ex post non ex ante. Nessuno avrà più un alibi”.

E conclude: “Ovviamente servirà anche un consenso ampio del Parlamento, perché un eventuale decreto dovrà comunque essere convertito in legge dal Parlamento. Qui si tratta di cambiare, anche se solo una tantum, i saldi di bilancio. Non è un’operazione banale”. Per i pagamenti sarà possibile intanto “l’allentamento una-tantum del patto di stabilità interno” in modo che “i Comuni che hanno fondi in cassa possano usarli”. Per i debiti legati alla spesa corrente, invece,  “andremo sul mercato per poi girare la liquidità alle amministrazioni”, ma “pagheremo alcuni debiti direttamente con titoli di Stato”.

E intanto la Cgia di Mestre ha diffuso uno studio dal quale emerge che nel 2012 un fallimento su tre è stato causato dai ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni. Secondo il rapporto delle 12.463 imprese italiane che hanno chiuso per fallimento, per poco più di 3.800 (pari al 31% del totale) “la causa principale è da imputare all’impossibilità di incassare, sia da committenti pubblici, sia da committenti privati, le proprie spettanze in tempi ragionevoli”.

La Cgia sottolinea che bisogna inoltre rispettare le disposizioni previste dal decreto che ha recepito la Direttiva europea contro il ritardo nei pagamenti, entrato in vigore lo scorso primo gennaio. “La mancanza di liquidità che attanaglia le imprese sta facendo crescere il numero degli sfiduciati – ha dichiarato il segretario Giuseppe Bortolussi – che hanno deciso di non ricorrere alle banche. E’ un segnale preoccupante che rischia di indurre molte aziende a rivolgersi a forme illegali di accesso al credito, con il pericolo che ciò dia luogo a un aumento dell’usura e del numero di infiltrazioni malavitose nel nostro sistema economico”.