Ancora accertamenti della Guardia di Finanza in Lombardia. Questa volta a essere perquisiti sono gli uffici della Pedemontana, la società con sede ad Assago (Milano) nata per realizzare un’autostrada che attraversi il territorio regionale collegando le province di Varese e Bergamo. Una delle opere che, secondo le intenzioni iniziali, avrebbero dovuto essere terminate prima di Expo 2015. 

Pedemontana è una società partecipata al 76,4% da Milano Serravalle, società autostradale pubblica in quanto controllata dalla Provincia e dal Comune di Milano. Le Fiamme Gialle sono intervenute nell’ambito di un’inchiesta del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e del pm Antonio D’Alessio. Al centro delle indagini per turbativa d’asta, avviate in seguito a un esposto, ci sono presunte irregolarità nelle varie gare d’appalto che si sono succedute a partire dal 2008 e che riguardano il secondo lotto dei lavori della Pedemontana. 

Le ultime polemiche – Nei giorni scorsi, per ragioni non collegate all’inchiesta, è finito al centro delle polemiche Marzio Agnoloni, attuale presidente di Serravalle e amministratore delegato di Pedemontana, che a queste due poltrone il 4 marzo scorso ha aggiunto pure quella di presidente di Tangenziali esterne di Milano (Tem), anch’essa partecipata dalla Serravalle.

Uomo del presidente della Provincia Guido Podestà e amico di Denis Verdini, Agnoloni è stato coinvolto nell’inchiesta Btp-Credito Fiorentino. Da quando è al vertice di Pedemontana, la società ha distribuito incarichi a consiglieri comunali e provinciali di Lega e Pdl. E questo nonostante le casse esangui che mettono a rischio la continuazione dei cantieri.

L’allarme sui conti è stato rilanciato dallo stesso Agnoloni a margine dell’assemblea di Serravalle che si è tenuta venerdì scorso. Per garantire la prosecuzione dei lavori previsti nel 2013 è infatti necessario per Pedemontana un aumento di capitale da 100 milioni di euro. Mentre Serravalle ha già dato l’ok per i 68 milioni che le spettano, mancano però all’appello ancora 32 milioni, la quota che dovrebbe essere sottoscritta dai soci privati. Tra di essi ci sono Equiter (una società del gruppo Intesa Sanpaolo, che detiene il 15 per cento di Pedemontana), la stessa Intesa Sanpaolo (4,5 per cento) e Ubi Banca (3,7 per cento). Proprio oggi il cda di Serravalle ha deliberato di farsi carico dei 32 milioni mancanti per l’aumento di capitale, qualora non intervengano i soci privati e a condizione che il governo porti il finanziamento pubblico per la Pedemontana dal 35 all’80 per cento.

I 100 milioni di aumento di capitale sono necessari a Pedemontana per ottenere, tra l’altro, il rinnovo di un prestito ponte da 200 milioni erogato alla società da un gruppo di banche. La gravità della situazione è stata sottolineata dallo stesso Agnoloni: “Per salvare Pedemontana – ha detto – tutti devono fare la propria parte. Compresi privati e banche, che invece si stanno chiamando fuori”. E fa niente se in molti mettono sotto accusa per i conti in rosso gli sprechi della stessa gestione Agnoloni, che grazie ai tre incarichi accumula stipendi per 280mila euro all’anno, premi esclusi.

Di “vergognosa scorpacciata di poltrone” ha parlato Massimo Gatti, capogruppo in consiglio provinciale della lista un’Altra provincia-Prc-Pdci, che chiede il commissariamento sia di Pedemontana, che di Serravalle. Su quest’ultima società è aperto un bando per la vendita dell’82,4 per cento del capitale. La gara si chiuderà a luglio ed è stata indetta dopo il fallimento dei precedenti tentativi di cessione, con cui Provincia e Comune hanno cercato di sistemare i propri bilanci.

Non è stata solo l’opposizione in Provincia ad attaccare Agnoloni negli ultimi giorni. Settimana scorsa, infatti, una sferzata è arrivata anche dal Pdl: il consigliere comunale di Milano Pietro Tatarella ha ottenuto il sì di Palazzo Marino a una proposta di modifica allo statuto di Serravalle per rendere incompatibili le cariche nella controllante (Serravalle) e nelle controllate (Pedemontana e Tem). La proposta è poi stata bocciata dal consiglio di amministrazione della società autostradale. Ma ad Agnoloni, quello di Tatarella, deve essere sembrato un vero sgarbo. Visto che anche il consigliere pidiellino ha avuto in passato rapporti con Pedemontana. Grazie ai soliti incarichi di consulenza. Per i quali, assicura Tatarella, “ho rinunciato a ogni compenso”.

Aggiornato alle 18.30

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