E’ ancora alta la tensione in India per la vicenda legata al mancato rientro dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, e alla decisione di New Delhi di vietare all’ambasciatore italiano Daniele Mancini di lasciare il paese. Al botta e risposta tra i due paesi si aggiunge anche l’Unione europea secondo cui la decisione dell’India di limitare la libertà dell’ambasciatore italiano è una chiara violazione alla Convenzione di Vienna.

”Ogni limitazione della libertà di movimento del diplomatico sarebbe contraria agli obblighi previsti dalla Convenzione di Vienna” si legge in una nota della rappresentante per la politica estera europea, Catherine Ashton, che si dice anche “preoccupata” per le ordinanze della Corte indiana. Il ministro degli esteri europei “ricorda che la Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche è la pietra angolare dell’ordine legale internazionale e che deve essere rispettata in ogni momento”. E conclude reiterando quanto i suoi portavoce hanno già affermato: “L’Alta rappresentante continua a sperare che una soluzione reciprocamente accettabile possa essere trovata attraverso il dialogo e nel rispetto delle norme internazionali, e incoraggia entrambe le parti a esplorare tutte le vie per raggiungere questo risultato”.

La presidente del Partito del congresso, Sonia Gandhi, si inserisce nella disputa definendo la decisione di non far ritornare i marò “completamente inaccettabile” e sottolineando che l’India “deve fare tutto quello che è nelle sue possibilità per riportarli indietro”. Al termine di un vertice con i massimi dirigenti del governo indiano, la Gandhi ha precisato che “l’atteggiamento di sfida del governo italiano e il suo tradimento di un impegno con la nostra Corte Suprema sono completamente inaccettabili”.

Inoltre la stizza del presidente della Corte suprema indiana Altamas Kabir di fronte alla violazione da parte dell’Italia della dichiarazione giurata presentata dall’ambasciatore Daniele Mancini, è stata amplificata dalla stampa di New Delhi ed è sintetizzata dal titolo del Mail Today: “Una arrogante Italia”. Il giornale sostiene che “l’atteggiamento italiano è diventato più disgustoso” con la presentazione di una nota verbale, “dai toni di sfida e arroganza”, in cui si ammonisce che qualsiasi restrizione imposta ai movimenti dell’ambasciatore italiano, compresa quella di poter lasciare il territorio indiano, sarà contraria agli obblighi internazionali. Quasi tutti i quotidiani continuano a trattare il tema in prima pagina. Alcuni come The Hindu, The Indian Express e Hindustan Times, lo fanno in tono sostanzialmente pacato, sottolineando l’opinione del presidente della Corte secondo cui Mancini, sostenendo una petizione a favore dei marò ha automaticamente perso il diritto all’immunità. Più incisivo è invece The Times of India, secondo cui “la Corte censura l’ambasciatore italiano e dice di non avere più fiducia in lui”. All’interno il giornale titola un altro dei suoi servizi sottolineando che il presidente della Corte si è chiesto ad un certo punto: “Questo ambasciatore è persona d’onore come Bruto?”. Il giornale riferisce che mentre il procuratore generale G.E. Vahanvati stava leggendo la nota verbale italiana del 15 marzo, in cui si diceva fra l’altro che l’ambasciata “ha l’onore di ricordare al ministero degli Esteri indiano gli obblighi per la protezione degli agenti diplomatici in base alla Convenzione di Vienna”, Kabir lo ha interrotto bruscamente: “Non pronunci per favore la parola ‘onor’ – ha detto al procuratore – perché questo mi ricorda l’attributo di ‘uomo d’onore’ che Antonio ha utilizzato per Bruto nel ‘Giulio Cesare’ di Shakespeare”.