Una volta si parlava di fertilizzanti chimici, oggi di Ogm. L’approccio però è più o meno lo stesso: ideologico, più che scientifico. E rigorosamente basato sul profitto, più che sul benessere delle persone. Con la “rivoluzione verde”, gli Stati Uniti cercarono di contrastare l’influenza esercitata dall’Unione Sovietica sui movimenti di liberazione del terzo mondo. Oltre l’aspetto simbolico della contrapposizione alla “rivoluzione rossa”, questo slogan indicava infatti una politica volta a incrementare le rese della produzione agricola nei paesi del sud del mondo mediante l’impiego di fertilizzanti chimici.

L’idea era interessante: sconfiggendo in questo modo la fame, si sarebbe anche sconfitta la tentazione di scelte rivoluzionarie. Del resto la fissazione dell’azoto permetteva, per la prima volta nella storia dell’umanità, di avere grandi quantità di concimi a basso costo, aprendo la prospettiva di entrare nell’era dell’abbondanza. I risultati non tardarono a venire: le rese del frumento passarono da 0,9 tonnellate per ettaro con le varietà tradizionali, a 4-4,5 nel 1954 e, addirittura, a 6 nel 1964; quelle del riso da 16 a 27 quintali per ettaro dal quinquennio ’61-’65 a quello ’88-’92. Secondo le statistiche della Fao, nel 1998 in Asia l’84% del frumento e il 74% del riso erano coltivati con tali varietà. Eppure, nonostante questa crescita straordinaria dei rendimenti agricoli, la fame nel mondo non è stata sconfitta, anzi il numero delle persone che ne muoiono o sono sottonutrite è aumentato. Come mai?

L’uso dei fertilizzanti chimici per accrescere i rendimenti comporta il passaggio da un’agricoltura di sussistenza a un’agricoltura mercantile. Dalla biodiversità per autoconsumo alla monocoltura della specie più redditizia del luogo. I fertilizzanti chimici costano e il denaro necessario ad acquistarli si può avere solo se si vende ciò che si produce, ovvero, solo se si produce per vendere. Ma gli incrementi della produzione che consentono di ottenere aumentano l’offerta e comportano una diminuzione dei prezzi di vendita. Inoltre impoveriscono la fertilità dei suoli, per cui ne occorrono quantità crescenti. I piccoli produttori si trovano così ad avere costi sempre maggiori e utili sempre minori. Pertanto non sono in grado di sostenere la concorrenza con i grandi produttori, ma non riescono nemmeno a uscire dalla giostra infernale in cui si sono cacciati, perché avendo smesso di autoprodurre per autoconsumo devono comprare tutto ciò di cui hanno bisogno.

La crescita è stata la loro rovina e la rovina del suolo da cui prima ricavavano il necessario per vivere. Se restano nella giostra, il denaro che ne ricavano non è sufficiente per acquistare ciò di cui hanno bisogno. Se decidono di uscirne per tornare alla biodiversità e all’agricoltura biologica di sussistenza (indietro non si torna?), devono ricostituire l’humus impoverito dalla fertilizzazione chimica e dalla monocoltura fino alla desertificazione. E ci vogliono anni. Per non parlare dei problemi posti dall’inquinamento delle falde idriche. In uno studio dell’International Labour Organization (Ilo) si legge: “La fame e la malnutrizione – aumentano molto rapidamente proprio nelle aree in cui è arrivata la Rivoluzione Verde” (1). Eppure la crescita non sente ragioni. Essere irragionevole, del resto, è nella sua natura.

Per accrescere i rendimenti agricoli ora si affida alle biotecnologie e agli organismi geneticamente modificati, i nuovi strumenti della nuova rivoluzione verde che farà entrare l’umanità in una nuova era dell’abbondanza. E critica i danni ambientali causati dall’agricoltura chimica, che aveva sostenuto come strumento dell’abbondanza, solo per abbindolarci tutti e magnificare i vantaggi degli Ogm che consentono di farne a meno. In realtà i problemi ecologici che avrebbe creato la chimica erano noti, ma erano considerati meno importanti dei vantaggi economici che avrebbe portato.

Ora i sostenitori della crescita fanno proprie le critiche ambientaliste alla chimica, che avevano sempre respinto, e si preparano ad abbandonarla soltanto perché le nuove frontiere del progresso scientifico e tecnologico consentono di accrescere la produzione ancora di più. Fra qualche anno un altro istituto di ricerca dirà che la fame e la malnutrizione sono aumentate molto rapidamente proprio nelle aree in cui è arrivata la seconda Rivoluzione Verde, quella degli Ogm, appunto. Che, come la prima che l’ha preceduta, ha fatto molte promesse, ma ha creato anche moltissimi problemi. Tuttora irrisolti.

1)La citazione è riportata da Riccardo Bocci nello studio citato

@AndreaBertaglio