Nel 2011 si costituì a Cassinetta di Lugagnano il Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, cui aderirono tutte le maggiori associazioni ambientaliste italiane, e non solo.

Il primo atto di quel Forum fu di fare un censimento del cemento in Italia, inviando una lettera ai Comuni italiani in cui si chiedeva essenzialmente di indicare quante abitazioni e quanti edifici produttivi fossero stati costruiti ma fossero altresì non utilizzati, vuoti, sfitti.

Si diede come termine per adempiere il 31 ottobre 2012, prorogato poi al 31 dicembre successivo. Ma il risultato si può definire eufemisticamente deludente: 8056 comuni interpellati. Solo 501 risposte. All’incirca un comune su sedici.

Se volete verificare se il vostro comune ha risposto, basta che andiate sull’apposito link. Io, per curiosità, mi sono limitato a verificare se hanno riposto due comuni al top del turismo invernale ed estivo al Nord, ovverosia due comuni con una percentuale altissima di seconde case, desolatamente vuote per dieci, undici mesi all’anno, Sestriere ed Alassio. Risposta non pervenuta.

Qualche considerazione sull’inadempimento. Potremmo anche limitarci a rimarcare la scarsa collaborazione da parte dell’ente pubblico e finirla lì. Ma non è il caso forse di trarre da questa mancata risposta una conclusione in più, e cioè che i nostri comuni non hanno, ma soprattutto non vogliono avere un’idea dello stato del loro patrimonio edilizio? E, di conseguenza, che essi pianificano senza tenerne conto ma solo in base a calcoli puramente economici, tipo introiti da oneri di urbanizzazione ed Imu? oppure in base alla spinta della lobby delle costruzioni, che si lamenta comunque del periodo di crisi?

Io direi che la mancata risposta porta proprio a queste, diciamolo pure, desolanti ed assurde conseguenze. Del resto, non si spiega altrimenti il flusso di autorizzazioni a costruire rilasciato dai comuni nonostante gli alloggi vuoti, sfitti, che già esistono. Scusatemi se porto sempre ad esempio il comune di Torino, realtà che meglio conosco (ma da quello che leggo Milano o Roma non mi pare facciano differenza). Ha, secondo i sindacati inquilini, circa 50.000 alloggi sfitti; ha inoltre la percentuale più alta d’Italia di espropriazioni immobiliari. Eppure si continuano ad autorizzare nuove costruzioni a scopo residenziale, tra l’altro azzerando le vestigia del passato industriale della città. E, diciamolo pure, del saccheggio, qui come altrove, è complice anche il “sinistro” Bassanini che, ricordiamolo, nel redigere il testo unico dell’edilizia si dimenticò (?) quell’articolo che prevedeva che gli oneri di urbanizzazione avessero un preciso scopo: urbanizzare. E non già tappare i buchi di bilancio come avviene oggi.

Poco da fare, checché se ne dica, i comuni hanno da tempo rinunciato all’idea di programmare seriamente il proprio territorio in base alle reali esigenze. E lo stato gli tiene bordone, non assumendo nessuna iniziativa volta a frenare il saccheggio.

Ad esempio, ma altri se ne potrebbero fare, perché non pensare di premiare fiscalmente chi comunque affitta un alloggio e gravare pesantemente invece chi invece lo lascia libero?